Metropolis

1950-1999 (111 dischi per sconfiggere la solitudine metropolitana)

 



 



 



METROPOLIS
1950-1999 (111 dischi per sconfiggere la solitudine metropolitana)
 
di Etero Genio no ©



Foto di  Mauro Magrini



Avete mai provato a rovesciare un problema, un proverbio, un modo di dire, un modo di vedere le cose, un modo di pensare? …e avete mai sentito parlare di ‘dischi da isola deserta’? Ora ammettiamo che siffatta isola esista davvero e proviamo a guardare la cosa da un altro punto di vista. Credete proprio che sia un posto da inquinare con una valigiata di dischi? Non è forse meglio utilizzare quei dischi per rendere meno stressata la vita reale invece che per avvelenare i nostri sogni di libertà. Portare i dischi nell’isola deserta sarebbe come portarci barattoli di pelati e di fagioli, scatolette di tonno, frutta sciroppata, bottiglie di coca cola, bustine di pop corn e patatine fritte. ‘Pelati da isola deserta’!!!!… ma dove andate… state a casa… o al massimo sfogatevi nel primo centro commerciale che trovate. “Dischi da supermercato”… mi suona meglio, peccato che qualcun altro ci abbia già pensato.
L’isola deserta non è poi così deserta, brulica di vita vera e di cose da scoprire… il deserto (ma sarebbe meglio dire il ‘cimitero’) ce l’abbiamo in casa, al lavoro, nella strada dove passiamo tutti i giorni, e allora ecco 111 dischi che possono aiutarci a sopportare meglio la solitudine, le incomprensioni e l’alienazione quotidiane. 111 dischi fra cui è possibile trovare di tutto, dal compagno perfetto per le tristi giornate invernali a quello in grado di rendere più tollerabile la calura estiva, da quello in grado di sopraffare il rumore più assordante a quello da ascoltare nei meandri del silenzio notturno, da quello in grado di ispirare allegria al compagno fedele dei momenti di malinconia,dall’amico che aiuta a rompere il ghiaccio in occasione di un incontro speciale a quello perfetto per animare una festa in casa… insomma, mi sembra che non vi siano dubbi sul fatto che i dischi – come l’auto, il telefono, il frigorifero e la lavastoviglie – servono qui, nella realtà quotidiana… altro che isola deserta.
Adesso mi chiederete: perché 111? Oh, mio dio!!!! Il gioco si fa più difficile… ma quanti, allora? 100, 200, 1000, oppure 10, o solo 1… ma perché mai i dischi ‘utili’ devono essere sempre nell’ordine delle decine, delle centinaia, delle migliaia… come se allo scattare del 100° disco valido suonasse una campanella di stop. Ci pensate: “No caro Buckley, tu “Starsailor” non lo fai perché con i belli siamo già a 100 … se vuoi farlo abbruttiscilo un pochettino”. È chiaro che non esiste un numero utile né una metodologia di scelta, perché allora non lasciare spazio al caso, alla soluzione fortuita… un amico mi ha chiesto un elenco di dischi fondamentali, ho iniziato con il citarne una trentina, poi un altro, un altro e un altro ancora. A 111 mi sono fermato, perché mi piaceva la cifra – tre unità – e anche perché continuare avrebbe voluto dire innescare una storia infinita… Mi direte che 111 sono un po’ pochini e restano tagliati fuori un sacco di pietre miliari. Rispondo che il problema è irrisolvibile, se scegli 300 dischi te ne verrà in mente un 301-esimo che non è certo più brutto del 300° o del 299°, se ne scegli 770 ci sarà invece un 771-esimo che resta fuori, e così via… a meno di non compilare un enciclopedia che riporta tutti i dischi che sono stati pubblicati, un’impresa mastodontica e di impossibile realizzazione. Quindi meglio fissare uno stop, dal momento che si imponeva, su una cifra accessibile… 111 e qualche rimpianto per quanto è rimasto fuori.
Cerco di rimediare in questa introduzione citando alcune esclusioni che mi hanno fatto soffrire particolarmente, innanzi tutto quelle dettate dall’esigenza di non allargare il periodo esaminato alla prima metà del Novecento e oltre… per ovvi motivi legati alle mie conoscenze e anche per evitare una dilatazione insostenibile di “Metropolis”… e poi, sinceramente, quale sarebbe stata la credibilità che avrei ottenuto andando a parare dalle parti di Bach, Schubert e Mussorgsky. Non posso comunque dispensarmi dal segnalare due opere, il cui ascolto considero fondamentale per chiunque intenda avvicinarsi alla conoscenza della musica contemporanea in modo corretto seppur di tipo autodidattico, si tratta de Le Sacre du Printemps di Igor Stravinsky e delle incisioni effettuate da Billie Holiday per la Commodore intorno ai primi anni Quaranta. C’è poi il caso di John Martyn, un musicista che adoro fin da quando assistei a un suo indimenticabile concerto in coppia con Danny Thompson… un’autentica rivelazione ma la sua produzione discografica non è mai riuscita a restituirmi la magia di quell’evento. La stessa cosa potrei dirla per la splendida voce di Janis Joplin, penalizzata da una produzione discografica che, salvo la presenza di quella voce, definirei pessima. È invece solo una forma di pudore che mi ha impedito d’inserire “Deep Purple In Rock”, disco che ho amato follemente durante i miei diciott’anni…  sento già il commento degli intellettuali che hanno fatto ingresso nella maggiore età ascoltando Velvet Underground, La Monte Young e Karlheinz Stockhausen: ‘che coglione’. Ci sarebbe infine Massimo Troisi che, pur non essendo il suo nome pertinente a questo elenco, dovrebbe entrare di dovere in ogni playlist che mi permetto di compilare, e magari a queto punto gli stessi intellettuali correggeranno il loro giudizio in “che scaltro”.
Torniamo alla fatidica cifra che, come avrete modo di constatare, è in realtà leggermente più nutrita, fra i 111 ci sono dei pezzi fuori catalogo, per i quali speriamo in qualche provvidenziale ristampa, e altri che sono stati ristampati in veste diversa dall’originale. Le edizioni prese in considerazione sono naturalmente le originali, per quanto possibile, ma ciò non vuol dire che chi è interessato all’acquisto non debba mettere le mani su ristampe successive che, va precisato, non sempre sono peggiorative della prima stesura. Per tutti i dischi è stata considerata la data di uscita, tranne per quelli contenenti composizioni di impostazione tradizionale. Mi spiego meglio, mentre per il pop e la musica improvvisata – avete notato che su Amazon entrambi vengono messi sotto la categoria ‘popular music’? – le registrazioni vanno considerate anche come azione grafica tout court, questo non avviene per gli autori di tipo classico che hanno in qualche modo affidato la prima stesura a un tradizionale supporto cartaceo rimettendo spesso ad altri l’esecuzione… per questo tipo di composizioni la data riportata è l’anno in cui sono state completate e non quello di uscita del disco che le comprende.
Fin qui i fatti, ma ogni faccenda che si rispetti, al fine di essere ben confezionata e venduta, richiede una buona dose di fantasia… aggiungo allora che il primo e l’ultimo dei dischi che trovate in questa lista racchiudono come parentesi un periodo che va dall’anno del mio concepimento a quello in cui questa lista è stata completata. Il titolo del ‘viaggiatore misterioso’ verrà reso noto a fine anno e il primo che, nel frattempo, sarà riuscito a indovinarlo riceverà in regalo una copia dello stesso.
Accettate “Metropolis” per quello che è, una lista che non pretende di essere completa, definitiva, indiscutibile e che non vuole racchiudere né quanto di più bello né quanto di più importante è stato discograficamente realizzato (se ci pensate bene queste sono solo emerite cazzate, confutabili in ogni attimo della giornata… chi è che ha ascoltato ‘tutto’ ed è quindi in grado di esprimere giudizi di una tale portata? Ammesso e non concesso che quei giudizi siano universalmente validi e non frutto di piccolezza umana). Se non trovate fra questi nomi quello del vostro musicista preferito non vi avvelenate l’animo perché lo spirito con cui questo elenco è stato compilato esula da un giudizio sui musicisti, cioè in esso non viene dato un parere di merito su nessun musicista ma semplicemente e unicamente su alcuni dischi (piccoli oggetti tondi inanimati ecc. ecc.). Buona lettura… e se riuscite a individuare l’isola deserta procuratevi una piacevole compagnia, lasciate i vostri dischi a chi resta, mettete in valigia quant’altro di necessario e, soprattutto, fate un fischio che vengo anch’io.
P.s. L’articolo è concepito come un work in progress che verrà completato in più riprese con la graduale aggiunta delle recensioni relative ai dischi segnalati.



Centoundici



– “Imaginary Landscape 1-5”
– “The Bewitched”
 “Thelonious Himself & Alone In San Francisco”
– “Charles Mingus Presents Charles Mingus”                                          



– “Sonny’s Time Now”
– “Blonde On Blonde”
– “Rag Baby 1-2”
– “Sings”
– “After-Math”
– “Face To Face”
– “The Empty Foxhole”
– “The Who Sell Out”
– “Forever Changes”
– “Intents And Purposes”
– “Are You Experienced?”
“For Alto”
– “Disposable”
– “Filles De Kilimanjaro”
– “A Rainbow In A Curved Air”
– “Congliptious”
“Balaklava”
– “God Bless The Red Krayola And All Who Sail With It”
– “The Hangman’s Beautiful Daughter”
– “The United States Of America”
– “Proud Mary”
– “Stonedhenge”
– “Happy Trails”
– “Liberation Music Orchestra”
– “Oar”
– “Trout Mask Replica”
– “The End Of An Ear”
– “The End Of The Game”
– “John & Yoko / Plastic Ono Band”
– “Starsailor”
– “Third Ear Band”
– “H To He Who Am The Only One”
“Desertshore”
– “Stormcock”
“Metropolis”
– “Faust”
– “1984”
– “Veedon Fleece”
– “Lucky Leif And The Longships”
– “Hejira”
– “Blue Notes For Mongezi”
– “Marquee Moon” 
– “Schwarzwaldfahrt”
– “Blank Generation”
– “By Myself”
– “Solo Piano – Volume 1 & St. Louis Blues”
– “Modern Dance”
– “Dread Beat An’ Blood”
– “Company 6 & 7”
– “Buy”
– “(GI)”
– “We Are All Prostitutes / Amnesty Report”
“154”
– “Commercial Album”
– “The Bath Of Surprise”
– “Crazy Rhythms”
– “Op Stap”
“Slates” 
– “A New Form Of Beauty”
– “Bad Brains”
– “Nodal Excitation”
– “Call Of The West”
– “Three Voices (For Joan La Barbara)”
– “Advantage”
– “Swordfishtrombones”
“Double Nickels On The Dime”
– “Fried”
“Psychic… Powerless… Another Mans Sac”
– “Exploring The Axis”
– “Rana, Ritual & Revelations”
– “Weird Love”
– “Stutter”
– “Right Now!”
– “The Last LP”
– “Mumbo Jumbo”
– “VIVIsectVI”
– “Aural Guerrilla”
– “The Beatnigs”
– “Mettle”
– “Electronic Works”
– “Repeater”
– “Slavestate”
– “Pish In Your Sleazebag”
– “Wasteland”
– “The Low End Theory”
– “White Noise”
– “Thunder Perfect Mind”
– “The ‘Priest’ They Called Him”
– “Melvins”
– “Kristallnacht”
– “Transient Random-Noise Bursts With Announcements”
– “Rid Of Me & 4-Track Demos” 
– “Invisible Barrier”
– “Trilogie De La Mort”
– “Mellow Gold”
– “Un peu de neige salie”
– “I Said, This Is The Son Of Nihilism”
“…I Care Because You Do”
– “Alterstill”
– “Hijacking”
– “Scratch Or Stitch”
“A Thousand Lights In A Darkened Room”
– “Festival”
– “Infrantumi”
– “Radu Malfatti”
– “Crop Circles”
– “Muets”



 Bonus Track



– “Rice Field Silently Riping In The Night”
– “Endless Summer”
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