
(Mute 2026)
Dopo sedici anni di nomadismo artistico in giro per il mondo, la coppia Alexander Hacke e Danielle De Picciotto torna a Berlino in una casa/rifugio alla periferia della città.
“Lichtung” in tedesco significa radura, e questo nuovo luogo dove stare e creare, è anche oasi dalla quale a distanza, rifletter sugli sfracelli globali che attraversano il nostro tempo.
Interamente cantato in tedesco (spesso con le voci in sovrapposizione), “Lichtung” si distacca dalle precedenti opere del duo, procedendo come una sorta di possente sinfonia ammantata di malinconia e luce del sole che filtra tra foglie, ruggini e terra umida.
Una potente partitura che qualche lontano legame con i Neubauten mantiene (la febbrile tensione che attraversa i brani, alcune progressioni percussive), ma ad apparir chiara è la volontà di sviluppo di una nuova, più aperta e diretta forma comunicativa (pur restando sempre in ambito experimental).
C’è il piano suonato dalla De Picciotto, c’è l’abbandono parziale dei droni, c’è un’elettronica che batte, rotta e infetta, archi, trombe e il basso che conosciamo da decenni.
Otto vibranti brani che s’alzano come braci svolazzanti in una notte stellata, per resistere, per ricordare chi eravamo e chi siamo, per vivere senza paura nell’ora e adesso.
Voto: 8/10
