H To He Who Am The Only One

“H TO HE WHO AM THE ONLY ONE”


 


autore: Van Der Graaf Generator


etichetta: Charisma


anno di pubblicazione: 1970


con: Peter Hammill, David Jackson, Hugh Banton, Guy Evans, Nic Potter, Robert Fripp.


 


Se il sogno psichedelico era stato espressione di tensioni legate alla realtà – soprattutto quella della ribellione giovanile – il progressive, che di quel sogno rappresenta lo sviluppo, dirottava tali tensioni verso l’incognito, la fantasia, la mitologia e la fiaba; l’idea del viaggio, che prima era stata puramente allegorica, con brani come The Pioneers Over c. diventa mera fantascienza. L’uso predominante delle tastiere, gli oscuri richiami a un classicismo gotico, alcuni interventi molto jazzy, tutto nei Van Der Graaf rimanda al progressive e induce a fare paralleli con gruppi come King Crimson e Genesis. Le atmosfere continuamente cangianti fanno pensare più a situazioni di tipo operistico che a delle canzoni e il tutto, sia musicalmente che per quanto riguarda i testi, è avvolto da un fastidioso velo di artificiosità. La differenza viene fatta dalla voce di Peter Hammill che, soprattutto per quanto riguarda la sua tendenza al ‘noir’, risulta esercitare una notevole influenza negli anni a seguire (viene citata da Fall, PIL e Pere Ubu). I momenti migliori del disco sono nelle due ballate iniziali, la graffiante The Killer e la più solenne House With No Door, ma anche altrove si apprezzano passaggi molto intensi, come avviene nella seconda parte di Lost (Dance In Frost) e in alcuni spunti di The Emperor In His War-Room. Purtroppo questi gruppi hanno assunto presso la critica una valenza negativa, magari condivisibile nei presupposti ma non nelle conclusioni, per cui tutta la merda puzza di progressive e viceversa. I Van Der Graaf, oltretutto, non lambirono mai  quegli eccessi da baraccone tecnologico esibiti sul palco da molti loro contemporanei, supplendo così con una sobrietà esemplare all’eccessiva affettazione della loro musica.