Desertshore

“DESERTSHORE”

autore: Nico

etichetta: Reprise

anno di pubblicazione: 1970

con: Nico, Ari, John Cale, Adam Miller, Annagh Wood, un trombettista sconosciuto.

Berlinese di nascita, modella a Parigi, dove incassa il suo unico figlio da Alain Delon, nell’entourage degli Stones a Londra, alla corte di Andy Warhol a New York, di nuovo a Londra con Kevin Ayers, Eno e John Cale, per il concerto del 1° Giugno 1974 al Raimbow… già vista così, la vita di Christa Paffgen è un dedalo di avventure. Sembra che Andy Warhol avesse in programma di farle cantare ben più delle tre canzoni che, infine, cantò nel primo disco dei Velvet Underground. Solo un invidioso Lou Reed impedì che così fosse e, non fosse che per questo motivo, il vecchio Lou è bandito dalle mie simpatie vita natural durante. Nico avrà modo di rifarsi, attraverso una carriera atipica e informale. “Desertshore”, il suo terzo album solista, contiene i suoi principali, e molteplici, amori: il fido harmonium, il cinema di Philippe Garrel, da cui provengono due canzoni e le immagini di copertina, l’amicizia con John Cale, coproduttore a fianco di Joe Boyd, e il figlioletto Ari, a cui è dedicata la fantastica My Only Child, e che risponde intonando Le Petit Chevalier. L’oscura icona della Dark Generation si concede con il solito distacco e con la solita solennità, i suoi sono inni per città deserte, abbandonate alla loro solitudine, costrette all’ingiuria della polvere. Quando poi abbraccia la lingua madre, Abschied e Mütterlein, la solennità si trasforma in magia. Strana vicenda, la sua, se dopo una vita di eccessi è stata costretta ad abdicare a causa di una banale caduta di bicicletta. Strana vicenda, la nostra, destinati ad amarla oltre la vita, ben oltre questo silenzio eterno che ormai ci accompagna. Non può esserci altro saluto all’infuori delle parole di Jim Morrison, da lei stessa cantate, this is the end, beautiful friend.