I said, this is the son of nihilism

“I SAID, THIS IS THE SON OF NIHILISM”


 


autore: Keiji Haino


etichetta: Table Of The Elements


anno di pubblicazione: 1995


con: Keiji Haino.


 


Non so se vi siete mai chiesti come è possibile il martirio, nel qual caso la risposta potrebbe darvela questo sciamano la cui musica, come sangue, sembra sgorgare direttamente dalle vene. Difficile scegliere un disco fra la numerosa messe di collaborazioni, progetti e pubblicazioni effettuate dall’enigmatico musicista giapponese; come fare a curarne l’aspetto prossimo al rock penalizzando quello orientato verso il jazz, oppure come preferire il rumorista feroce all’intimista quasi neilyounghiano. La scelta cade su questo CD in quanto esso racchiude diversi aspetti della personalità di Keiji: lo cattura tanto alla chitarra che alla voce, mette in mostra l’anima solitaria dell’introverso che fin dall’infanzia ha sfuggito situazioni sociali per cercare rifugio nelle pieghe dell’isolazionismo e – sia che prevalga la sinfonia del rumore, il malinconico salmodiare (sempre pronto a deflagrare in bagliori di sfolgorante luminescenza) o lo ‘Stabat Mater’ psichedelico – rappresenta un quadro sufficientemente indicativo della sua musica. Infine, alla stregua del film Hana-Bi di Takeshi Kitano, queste sciabolate di violenza gratuita che, un attimo dopo, si parcellizzano in cristalli di fragrante poesia, racchiudono in se le contraddizioni e l’essenza di un paese, il Giappone, che risulta essere ancora di difficile comprensione per l’occhio di noi europei. Un paese in cui tribù vestite di solo perizoma convivono con le più avanzate tecnologie e dove sono ancora in uso pratiche, da noi considerate barbare, come il harakiri e il bondage. È quindi utile, prima di avvicinarsi a questo figlio del nichilismo, esorcizzare il raziocinio tipico del Mondo Occidentale. Tutto si crea e tutto si distrugge.