Call Of The West

“CALL OF THE WEST”


 


autore: Wall Of Voodoo


etichetta: IRS


anno di pubblicazione: 1982


con: Joe Nanini, Stanard Ridgway, Chas T. Gray, Marc Moreland, Louie Rivera, Richard Mazda.


 


Cosa c’è oltre il muro del voodoo: le masserizie di un medicine show… la bottega di un rigattiere… il simulacro del bisonte… il mito della frontiera ormai in svendita… e polvere… tanta polvere. Ma, accanto a ciò, c’è anche l’elettricità… l’impronta fantascientifica della modernità… l'(im)possibile domani. Passato, presente e futuro. Realtà e fantasia. Nessuno ha saputo dare all’interpretazione della tradizione una adeguatezza al presente pari a quella data dai Wall Of Voodoo. Una ricetta incredibile fatta di radici ‘country or western’, con una spruzzata di Kraftwerk, tanto Morricone e una subdola inclinazione dark. I tre elementi che, come altrettante pennellate di colore, disegnano la loro musica sono l’intreccio ritmico creato da Joe Nanini, le calde tonalità chitarristiche di Marc Moreland e l’incredibile voce di Stan Ridgway. Una miscela che, una volta scombinata, non sarà mai più in grado di toccare queste vette. Se i brani maggiormente conosciuti sono gli hit Mexican Radio e Tomorrow, invero eccelsi, è però altrove che il gruppo riesce ad esprimersi con tutto il suo potere inquietante, soprattutto in quelle ballate sornione, Lost Weekend, Factory, Look At Their Way e Hands Of Love, che concentrano in pochi minuti la tensione del grande thriller… con crescendo impercettibili che, quando sei ormai preparato alla deflagrazione, si placano inaspettatamente. Poi ci sono i momenti più epici e propriamente morriconiani di Call Of The West e del breve interludio On Interstate 15, e infine la travolgente Spy World, che, alla distanza, emerge quale capolavoro del disco. Ecco: un mondo di spie, è questo il trait d’union fra polvere e fantascienza, fra blitz nel futuro e devozione a un epoca che non c’è più.