Filles De Kilimanjaro

“FILLES DE KILIMANJARO”


 


autore: Miles Davis


etichetta: Columbia


anno di pubblicazione: 1968


con: Miles Davis, Wayne Shorter, Herbie Hancock, Chick Corea, Ron Carter, Dave Holland, Tony Williams.


 


Si sprigiona un’atmosfera magica, suggestiva e misteriosa dai solchi di questo disco, quella di un’Africa un po’ da cartolina, diciamo la verità, e di vecchi riti cerimoniali ormai scomparsi. La stessa atmosfera che viene riproposta a iosa nei dischi del Davis più marcatamente elettrico e in quelli dei suoi numerosi epigoni. Ma qui, in mancanza della sarabanda percussiva che sarà tipica del Davis post Bitches Brew, è il raffinato Tony Williams a manipolare la trama di una tensione basata più sull’immaginario che sul reale. Il batterista, lavorando soprattutto sui piatti, lascia intendere più che dire e, come in un film di De Palma, l’inquietudine è più una reazione psicologica a quanto viene lasciato supporre che non il frutto di elementi concreti. Al drumming sostanziale di Williams si affianca l’ineccepibile tessitura di alcune delle future colonne portanti del jazz elettrico: Herbie Hancock, Wayne Shorter e Chick Corea. Hancock è quello che meglio veste la parte, ma è il Corea di Mademoiselle Mabry che centra perfettamente il bersaglio con il suo girovagare alla ricerca del motivetto orecchiabile che puntualmente arriva quando meno te lo aspetti. Filles de Kilimanjaro è il disco di passaggio fra il Miles acustico e quello elettrico e in esso, al pari dell’orgia tribale, l’elettricità è dissimulata in linee invisibili che si camuffano in un insieme senza spazio né tempo. Davis, e ancor più i suoi discepoli, disattenderà a quanto promesso in questo disco nel momento stesso in cui vorrà spostare l’ago della bilancia dalla dimensione dell’irreale a quella di una realtà che trovo obsoleta. Non era certo la fusion ciò che queste figlie del Kilimanjaro, nonostante l’artificiosità di cui abbiamo detto, portavano in grembo.