Metropolis

“METROPOLIS”


autore: Mike Westbrook


etichetta: RCA-Neon


anno di pubblicazione: 1971


con: Mike Westbrook, Nigel Carter, Kenny Wheeler, Harold Beckett, Henry Lowther, Dave Holdsworth, Malcolm Griffiths, Paul Rutherford, Paul Nieman, Derek Wadsworth, Geoff Perkins, Mike Osborne, Ray Warleigh, Alan Skidmore, George Khan, John Warren, John Taylor, Gary Boyle, Harry Miller, Chris Laurence, Alan Jackson, John Marshall, Norma Winstone.


Un disco che ha lo stesso titolo della nostra carrellata!!! Troppo allettante per non inserirlo… e, poi, è un disco dell’orchestra di Mike Westbrook, mica noccioline. Per storicizzare direi che quella di Westbrook, insieme alla Brotherhood of Breath del sudafricano Chris McGregor, è stata la maggiore orchestra di jazz attiva nell’Inghilterra d’inizio anni Settanta. Nelle fila delle due formazioni sono passati molti dei più importanti strumentisti (non solo) inglesi: Evan Parker, Radu Malfatti, Paul Rutherford, Kenny Wheeler, Harry Miller… (gli ultimi tre sono presenti in questi solchi). Accanto ad essi il bandleader, il batterista John Marshall (sostituto di Wyatt nei Soft Machine), il chitarrista Gary Boyle, la portentosa cantante Norma Winstone, e altri che non sto a citare. L’handicap di “Metropolis” fu quello di essere pubblicato qualche luna dopo “Septober Energy” di Keith Tippet (per giunta dalla stessa etichetta), il risultato fu che questi si prese la gloria e Westbrook le briciole… e pensare che era già da qualche anno che la sua composizione veniva eseguita in concerto. L’handicap derivava dal fatto che le due composizioni avevano una struttura pressoché simile, basata su un’alternanza di improvvisazioni collettive e parti soliste, con l’unica differenza che quella di Westbrook era meno sontuosa (un unico vinile, dove l’altro era doppio, e una formazione molto più ristretta… al massimo un quarantaseipede…). Ma tant’è, e “Metropolis” fece la figura della pallida imitazione. Ora, dato che non è mai troppo tardi per rimediare ai torti della storia, sto cercando di dare il mio piccolo contributo, al di là del titolo stuzzicante, per rimettere “Metropolis” sotto una giusta luce. Non vi resta che fare la vostra parte, dal momento che io ho fatto la mia.