Slavestate

“SLAVESTATE”


 


autore: Godflesh


etichetta: Earache


anno di pubblicazione: 1991


con: J.K. Broadrick, G.C. Green, P. Neville.


 


Questo disco, uscito in un breve lasso di tempo sia come singolo LP che come coppia di EP venduti separatamente (Slavestate e Slavestate Remix), coglie i Godflesh nel loro momento di massima creatività. Godflesh che, in realtà, sono lo sfogo principale per il talento di Justin K. Broadrick, chitarrista proveniente dalle fila dei Napalm Death, dei quali era stato membro fondatore. Influenzato da Robert Fripp e dalle forme più dure del progressive, Broadrick stempererà la propria esuberanza in una miriade di rivoli fra i quali è giusto citare God, Ice, Techno-Animal e Final; come dire industrial, noise, grindcore, ambient, illbient, jazz-metal, dub, funk, cyberpunk…. Tanto ardire troverà riverbero anche nel gruppo principale dove, sia attraverso le bordate monocordi della drum machine sia attraverso una micidiale attività di remissaggio, i ritmi da discoteca sono portati a convivere con la bestialità delle chitarre. Ciò è particolarmente evidente nei tre brani che costituivano Slavestate Remix, Perfect Skin Dub, Slavestate Radio Slave e Slavestate Total State Mix; con un’idea di dub tanto distante dalla tradizione giamaicana quanto può esserlo un pulcino da un piccolo di coccodrillo. L’apparente caos di questa bolgia sonora nasconde in realtà un ordine, e una lucidità, micidiali. Nulla è lasciato al caso e il profondo senso d’odio che trasuda da ogni riff colpisce l’ascoltatore come un pugno nello stomaco. L’obiettivo è raggiunto e la sintesi degli aspetti più brutali tramandati da generi quali grindcore, industrial, metal e techno si impone come una delle più originali di tutta la storia del rock. La versione CD comprende anche Slateman e Wound ’91, due brani usciti in formato 7″ per la Sub Pop.