Wasteland

“WASTELAND”

autore: Radical Dance Faction

etichetta: Earth Zone Records

anno di pubblicazione: 1991

con: Chris Bowsher, Linda Goodman, Kay Beckett, Steve Swann, Phil Astronaut, Mark McCarthey, Brian Powell, Graham Spey, Graham Usher, Style Scott, Tim Hill, Sid Wobble, G.T. Moore.

Chris says: ‘vengo dal nulla e da nessun luogo’. Non ci risulta, perché è partendo da basi ormai consolidate – Mark Stewart, Fall, Crass, Chumbawamba, Stiff Little Fingers – che la RDF porta i sui attacchi repentini al cuore di un’Inghilterra malata e in perenne stato di guerra. Prossima alle istanze del nuovo cinema inglese, Ken Loach & Co., la posse guidata da Chris Bowsher ne ripropone fin dalla ragione sociale le principali direttive: faziosità, estremismo e divertimento. Ma ascoltando brani come Sadness, What The Man Made Of Stone, Babylon e Can’t Stand No More è possibile cogliere anche quella inguaribile malinconia che ‘ladybird’ si porta appresso. Nella musica della RDF – ultima epopea per gli eroi dei perdenti – ci sono quindi tutte le istanze che rappresentano forza e debolezza di una working class perennemente battuta. Tutte cose che un personaggio come Bowsher – cresciuto in brefotrofio, ex eroinomane e reduce da un’esperienza di carcere – non può non covare dentro. Ritmi reggae, a volte punkizzati o attraversati da sferzate industriali, fanno da sfondo alle voci del leader e di Linda Goodman che cantano / declamano i più riusciti inni di rivolta – e alcuni di essi, Working Class Hero, Tension Town e Hope, sono ‘anthem’ veramente irresistibili – degli anni Novanta. Meteora isolata e ‘out of time’ – un perfetto esempio di moderna garage band, se non vogliamo dare al termine garage la valenza di genere musicale ma quella attitudinale relativa a gruppi che, come i vampiri, vivono in scantinati umidi e screditati, escono di notte e si cibano di sangue altrui – la RDF ha rappresentato un faro per coloro che non riescono ad adeguarsi a questi ‘tempi così poco critici’ (thanks Laetitia Sadier).