
Nuova tappa del mio viaggio da “spider-web-music” addicted per questo infinito mare di suoni che si ascoltano in ogni dove e in ogni tempo, importante compagnia della nostra quotidianità. Questa volta volo, con i padiglioni auricolari ben estesi, in Piemonte, ad approfondire la conoscenza di una label storica, determinante nel far conoscere su e giù per lo Stivale sonorità stoner, sludge, psichedeliche, attraverso la loro band di punta Ufomammut, ma aperta a contaminazioni e sperimentazioni in ogni lato “scrivibile” del pentagramma. Grazie al tramite di Marco Gargiulo, della Metaversus PR, che mi ha fornito sia l’idea dell’intervista che il contatto, ho potuto: fare un salto nell’archivio di Kathodik, che circa vent’anni fa, grazie al redattore di allora Paolo Rossi, aveva avuto un primo contatto con il Malleus Rock Art Lab (qui trovate l’intervista); approfondire la storia della label; farmi raccontare il presente e il futuro della Supernatural Cat. A voi la lettura.
Quando come e dove è nata l’idea di fondare la label Supernatural Cat?
Supernatural Cat è nata alla fine del 2005 come una conseguenza naturale di quello che stavamo già facendo con Malleus. Nel nostro mondo tutto ha sempre girato attorno alla musica: Malleus nasce dal bisogno di illustrare l’immaginario del rock.
La nostra band Ufomammut, della quale abbiamo da sempre curato anche gli artwork, era già attiva da anni con due dischi sulle spalle, anche se prodotti da altre etichette.
A un certo punto abbiamo pensato che potevamo direttamente dedicarci alla produzione dei nostri dischi, con lo stesso approccio che avevamo con l’arte e con i poster in tiratura limitata che stavano diventando il fulcro del nostro laboratorio grafico: fare le cose mantenendo il controllo senza troppi intermediari, cercando di costruire qualcosa che fosse completamente nostro.
Non volevamo semplicemente creare un’etichetta discografica, ma una sorta di casa per la musica che ci interessava.
Supernatural Cat è’ nata come realtà di piccole dimensioni, e DIY, e in qualche modo, anche se le band che curiamo si sono moltiplicate, lo è ancora oggi.
Siamo sempre stati noi tre di Malleus a occuparcene e questo ha inevitabilmente influenzato il modo in cui la label è cresciuta.

Su che genere musicale vi siete orientati e perché?
Non ci siamo mai posti veramente il problema del genere musicale.
All’inizio poteva sembrare che Supernatural Cat fosse una label legata soprattutto a tutto quello che gravitava intorno a Ufomammut, ed alla musica pesante, psichedelica, sludge, doom o come si vuole definirla.
In realtà quello che ci interessava veramente era trovare qualcosa di personale.
Una musica che avesse un’identità, che non fosse semplicemente una copia di qualcosa che era già stato fatto. Ci interessava e ci interessa l’originalità, sentire qualcosa di unico che scaturisce dalla musica.
Nel corso degli anni abbiamo pubblicato dischi piuttosto diversi tra loro: Morkobot, Lento, OvO, Zolle, Incoming Cerebral Overdrive, The Mon, poi ultimamente i Gotho, i Baratro e a breve il prossimo Bosco Sacro.
Alcuni progetti sono heavy, altri più sperimentali, altri ancora difficili da classificare.
Quello che li accomuna non è tanto il genere, quanto il fatto che siano in qualche modo “necessari”.

La vostra proposta musicale è cambiata negli anni?
Sì, inevitabilmente.
Una label può rimanere identica dopo vent’anni, e non c’è nulla di male: ci sono realtà discografiche iperspecializzate che si concentrano su un solo genere e che contribuiscono alla sua diffusione. Per noi invece è sempre stato naturale ed importante capire ed esplorare ciò che succede alla musica che si evolve, ciò che la spinge ad esplorare nuovi territori: il panorama musicale attorno è molto cambiato, e sono cambiate le modalità di ascolto, è cambiato il modo di produrre e distribuire la musica. E anche noi siamo cambiati.
Quello che invece è rimasto invariato è il criterio di base: cerchiamo ancora qualcosa che ci sorprenda.
Non abbiamo mai avuto un catalogo costruito seguendo una formula precisa e non ci interessa farlo.
Anche oggi, quando ascoltiamo un progetto, la domanda principale è abbastanza semplice: questa musica ha qualcosa di suo? Ci deve essere una personalità, un’atmosfera, un’idea, dobbiamo rimanere colpiti.

Abbiamo avuto il piacere di pubblicare band originalissime e uniche (i Morkobot ad esempio, sono secondo noi ancora parecchio sorprendenti ed innovativi, anche rispetto ad alcune proposte contemporanee) e abbiamo avuto momenti in cui abbiamo diradato la nostra presenza.
Da qualche anno abbiamo ripreso la nostra ricerca con band come Gotho, Skyjoggers, Baratro, The Mon e Bosco Sacro.

In quale formato escono le vostre produzioni? Secondo voi quale formato riesce ad esprimere al meglio la vostra filosofia di Musica?
Abbiamo sempre dato molta importanza al vinile, perché per noi il disco non è mai stato semplicemente un supporto per ascoltare la musica.
Siamo le stesse tre persone che lavorano in Malleus e quindi abbiamo sempre avuto un rapporto molto forte con la parte grafica e con l’oggetto.
Le nostre edizioni limitate vengono stampate e assemblate a mano, con copertine serigrafate, materiali particolari e tirature numerate.
Anche il vinile di queste edizioni è diverso dalla serie regular.
Il supporto discografico è un’estensione della musica.
Quando compri un’edizione Supernatural Cat dovresti avere qualcosa che non sia semplicemente una copia di un file digitale.
Detto questo, non siamo contrari al digitale.
Anzi, oggi è fondamentale per permettere alla musica di raggiungere persone in tutto il mondo.
Però il vinile, soprattutto quando viene trattato come un oggetto artistico, rimane il formato che rappresenta meglio la nostra filosofia.
E non tralasciamo comunque un formato ormai classico come il CD.

Cosa ne pensate dei social per promuovere la conoscenza e l’ascolto della musica della vostra label? Siete attivi sui social?
I social sono diventati inevitabilmente uno degli strumenti principali per far conoscere la musica.
Il problema è che funzionano secondo logiche che spesso hanno poco a che fare con la musica stessa, tutto gira attorno ad algoritmi che ci mostrano solo quello che dobbiamo “comprare”.
Un disco può essere il risultato di mesi o anni di lavoro e sui social rischia di ridotto ad un’immagine o un breve video che deve catturare l’attenzione di qualcuno per pochi secondi.
Se ci pensiamo bene, è frustrante e sbagliato. Eppure è diventato un’inevitabile logica lavorativa. Non conta più quanto sei effettivamente meritevole di ascolto, ma quanti follower hai.
Da parte nostra cerchiamo comunque di esserci e di utilizzarli, ma senza pensare che possano sostituire tutto il resto.
Per noi un post sui social dovrebbe essere un punto di partenza, non il punto di arrivo, un modo di far conoscere quello che facciamo.
Il vero obiettivo rimane sempre quello di portare qualcuno ad ascoltare la musica, andare a vedere il concerto, conoscere l’artista e avere la possibilità di acquistare il disco dalle sue mani.

Come valutate la promozione e la diffusione della musica che proponete? Ci sono strutture adeguate? Comunicazione adeguata? Coperture mediatiche adeguate?
È probabilmente uno degli aspetti più difficili oggi per una realtà indipendente.
La musica viene prodotta in quantità enorme e contemporaneamente è diventato molto più difficile riuscire a farla emergere.
Non è sufficiente fare un buon disco: bisogna riuscire a comunicarlo, distribuirlo, farlo arrivare alle persone giuste e mantenerlo visibile per un periodo abbastanza lungo.
Oggi, dopo un mese, un disco sembra già fuori da secoli, ed è una cosa davvero assurda.
Per una piccola label, riuscire a comunicare un’uscita richiede una grande quantità di lavoro e spesso le risorse sono limitate.
Crediamo che ci sia ancora spazio per una comunicazione indipendente, ma bisogna trovare un equilibrio tra quello che si vorrebbe fare e quello che concretamente si riesce a fare.
E forse oggi la vera difficoltà non è tanto produrre musica, quanto riuscire a darle il tempo e l’attenzione necessari per essere ascoltata.

Possibili progetti futuri come un libro che racconti la storia della label?
È qualcosa a cui abbiamo pensato diverse volte.
Dopo quasi vent’anni di Supernatural Cat abbiamo accumulato una grande quantità di materiale: dischi, poster, fotografie, grafiche, storie, concerti, incontri e naturalmente tutte le persone che hanno fatto parte del percorso.
Un libro avrebbe senso non tanto come celebrazione della label, ma come documento di un periodo e di una certa idea di indipendenza musicale e artistica.
Negli anni siamo riusciti a fare tanto, nel nostro piccolo.
Ufomammut è effetivamente sempre stato il gruppo di “traino” e ogni volta che una delle band in cui abbiamo creduto (anche quelle che non sono più nel nostro nostro roster) riesce ad arrivare a Festival importanti e a farsi conoscere, per noi è sempre un motivo di orgoglio.
Un libro potrebbe essere un’idea, ma quello a cui vorremmo anche tornare sono le “Supernatural Cat Night”, eventi con le nostre band, piccoli festival, come facevamo un tempo.

Chiusa dell’intervista: le prossime uscite in cantiere?
Ci sono diversi progetti in lavorazione.
Stiamo continuando a lavorare sul catalogo esistente, ma allo stesso tempo ci sono nuovi progetti che stanno entrando nell’orbita della label.
Tra le uscite più recenti ci sono quelle di Baratro, The Mon, Gotho e Skyjoggers, oltre naturalmente al lavoro continuativo legato a Ufomammut.
I Bosco Sacro sono entrati nel nostro roster e siamo orgogliosi di realizzare il loro prossimo disco.
Non voglio però anticipare troppo.
Diciamo che Supernatural Cat continua a muoversi, lenta ma inesorabile nella stessa direzione di sempre: cercare musica che abbia una propria identità e cercare di costruirle intorno un oggetto e un’immagine che siano all’altezza della musica.
Dopo tutti questi anni, forse è proprio questa la cosa che non è cambiata.
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