
Continua il mio viaggio alla “spider-web-music” per questi lidi suonanti, animato da inesauribile curiosità per le manifestazioni di questo universo di suoni e visioni che ci tiene compagnia. La tappa di questa volta è Roma, per andare ad approfondire la conoscenza della Anomala Soundscapes Records. Label frequentemente ascoltata su Kathodik, bastino le recensioni delle ultime uscite di Maath ‘No Survivors for the New World 2025’ e Paul Schütze ‘The Crystal Suite’; da qui necessario approfondimento grazie alla disponibilità di uno dei fondatori della label, Marco Ramassotto, che si è mostrato subito disponibile a raccontare nascita, quotidiano e futuro della Anomala Soundscapes Records. A voi la lettura.
Quando e come è nata l’idea di fondare la label Anomala Soundscapes Records?
L’idea c’era già dal 2015, ma la spinta l’ha data il fatto che, come succede spesso, uno manda in giro le proprie cose e non riceve una risposta. Spesso questo succede non perché non piace quello che si propone, ma perché chi riceve la risposta non ha materialmente il tempo di ascoltarla. Proprio per questo motivo, insieme al mio amico Daniele Pecorelli, che è un altro musicista con cui ho fatto in passato delle produzioni, ci era venuto in mente di avere una sorta di contenitore identitario, un’etichetta discografica, un progetto con cui magari ci si poteva presentare al meglio e in maniera chiara. Poi però il progetto è stato formalizzato solamente nel 2019 e la label è stata inaugurata con il primo disco, uno split tra me e Daniele, uscito appunto nel 2019. Poi da “etichetta privata”, diciamo così, dove uno pubblica le sue produzioni, piano piano, come succede spesso, la voce ha iniziato a girare, ecc. ecc. e abbiamo iniziato ad accogliere altri musicisti, da Andrea Marutti, a Kar, e in ultimo Paul Schütze.

Approfondiamo il discorso: su genere musicale vi siete orientati? E perché?
Il perché non te lo so proprio dire perché saranno una trentina d’anni buoni che faccio musica, e quando mi sono imbattuto nel genere, diciamo così, ambient, dark ambient, industrial e dintorni, ho capito che quello era il genere in cui riuscivo a dedicarmici al meglio, era il mio “genere”. Quindi l’etichetta che riflette il modo di diffondere produzioni proprie ha preso quella fisionomia che si dipana, come dicevo, dall’ambient, anche se io faccio fatica ad etichettare le produzioni, anche perché la musica prodotta è molto più eclettica, basta ascoltare le produzioni della Anomala Soundscapes Records per rendersi conto che c’è una forte dialettica musicale, con proposte che magari confliggono tra loro, e l’obiettivo è farle convivere nella stessa proposta.

La vostra proposta musicale è cambiata negli anni?
Diciamo che l’anima alla base dell’etichetta è di non essere focalizzata esclusivamente su un genere particolare, di nicchia, ma con la problematica che presenta una visione in cui fatichi a riconoscere i diversi autori. Chiaramente la label non pubblicherà musica pop, mantiene e manterrà la sua direttiva musicale di cui ti parlavo sopra, sicuramente in maniera più strutturata rispetto agli inizi, grazie anche alla crescita artistica che ci ha accompagnato in questi anni.

Un approfondimento sulle vostre produzioni che sono in formato cd, vinile, digitale e in cassetta. Quale formato, secondo voi, riesce ad esprimere al meglio la vostra filosofia della musica?
Io non credo che l’etichetta sia così legata ad un suo supporto particolare. Ci sono etichette che fanno solo vinili, altre che fanno solo cassette, mini disc; sono situazioni che vogliono definire la loro identità in maniera chiara anche in base al supporto, come inizialmente era l’idea del vinile. Certe musiche però non si adattano bene al vinile, ed il cd è ancora molto importante, anche se ultimamente è pervasivamente presente lo streaming del disco, la cosiddetta musica liquida.
Perché secondo me ultimamente sta emergendo una certa idea, nel senso cioè che che questi, chiamiamoli, non supporti, ti permettono anche di riconsiderare un brano singolo, un diverso approccio se vogliamo pensarla in questa maniera. Mentre invece da quando sono nato musicalmente c’è sempre stato il cd che ha imposto il suo formato come durata. Adesso lo streaming ti permette di scoprire il brano singolo, e di non legare le uscite al concetto di album e di conseguenza al concetto di supporto.
Questa ultimamente per me sta diventando una strada da percorrere perché mi dà più libertà nella composizione, e di conseguenza diventa un discorso per me interessante. La critica a cui va incontro questa idea è che l’ascolto è in mano ad un algoritmo che crea compilation caotiche e anarchiche, ma se si fa una lettura storica dell’ascolto musicale si ritorna a quando c’era il formato 7’’ o disco 45 giri, il classico singolo, perché l’album come concetto unitario è un’invenzione che ha preso piede negli anni ‘60. Quindi forse questa impostazione rivolta allo streaming permette oggi di avere un ritorno di praticità. Nel mio caso mi dà come dicevo più libertà compositiva e meno impegno, perché diciamocela pure la verità, produrre un vinile è molto impegnativo, mentre caricare dei singoli, una volta che si ha una utenza dedicata, permette di mantenere il contatto in maniera più regolare, di non far passare troppo tempo, perché un disco si può fare una volta all’anno, mentre i singoli, stiamo parlando di brani di durata considerevole, si possono “spalmare” durante l’anno, mantenendo desto l’interesse dello “zoccolo duro” degli appassionati che seguono le tue produzioni.

Cosa ne pensate delle coproduzioni tra label discografiche?
Io sono molto favorevole a questo aspetto, in passato ho già fatto delle sperimentazioni con Marco Carcasi e con il contenitore Scatole Sonore, ho fatto sperimentazioni con la Eibon Records di Mauro Berchi, quindi secondo me se si riesce a trovare il feeling giusto anche a livello produttivo, un giusto scambio di idee, si crea una sinergia giusta e la coproduzione diventa una cosa molto buona.

Che ne pensate dei social per promuovere la conoscenza e l’ascolto della musica della vostra label? Siete attivi sui social?
Noi siamo attivi sui social in maniera molto timida perché quello è un campo in cui dobbiamo ancora lavorarci e impegnarci un po’ di più, che ci piaccia o no, dato che è un’altra vetrina molto importante. Anzi secondo me è un modo fondamentale per arrivare ad una fascia di ascoltatori molto giovani che non sa che esistono determinati supporti. Quando mi capita di far vedere un vinile o una cassetta, i ragazzi non riescono a credere ai loro occhi, dato che per loro la musica proviene solo da Internet, da Youtube e da altre piattaforme di streaming. Il lavoro sui social in futuro diventerà la forma di promozione più remunerativa, diventerà un lavoro a tempo pieno per l’etichetta.

Come vedete la promozione e la diffusione della musica che proponete, da parte vostra come proposta musicale e dall’altra parte, in un certo senso, come ricezione della musica proposta?
Lo sappiamo, quando c’è un genere di nicchia la promozione è problematica ed è difficile per cose, tra virgolette, ascoltabili, avere degli spazi adeguati, figuriamoci per proposte più particolari, considerando che il nostro genere musicale richiede un ascolto profondo, con particolare attenzione, il cosiddetto deep listening. Non è un approccio usa e getta, come va molto di moda oggi, un approccio dove la musica si adatta al contenitore, in questo caso Internet.
Trovare una propria strada più originale è difficile, sicuramente fare i concerti live e trovare soluzioni performative dal vivo rimane paradossalmente sempre la strada migliore, però anche quello è un altro fronte su cui bisogna impegnarsi.

Possibili progetti futuri come un libro che racconti la storia della label?
La label è ancor ancora molto giovane, non abbiamo materiale sufficiente per raccontare qualcosa, e poi penso che per raccontare una storia che ti riguarda è meglio che ci pensi qualcun altro se un domani avrà voglia. Io mi limito per il momento a cercare di fare al meglio quello che faccio, cerco di promuovere la label al meglio e testare il riscontro del mio lavoro per la Anomala Soundscapes Records.

Chiusa dell’intervista: le prossime uscite in cantiere?
Una delle caratteristiche di questa etichetta è anche ripescare cose più vecchie che non hanno trovato spazio; per farti un esempio ultimamente è stato ristampato il primo disco di debutto di Maath ‘No Survivors for The New World 2025’, che era del 2005; ‘Vaco’ l’altro album in vinile, uscito un paio di anni fa, era originariamente del 2012. Da una parte c’è il ripescaggio di cose che non hanno trovato la loro collocazione. E in quest’ottica probabilmente farei un disco anche con l’aiuto di Marco Carcasi, di un collettivo che si era creato in maniera spontanea nel 2001 con il nome Calm, collettivo tutto romano, e questa potrebbe essere una prossima uscita. In questo mese c’è stata la nuova uscita di Paul Schütze, frutto di un lavoro lungo, durato quasi tre anni, tra contatti e scambi di mail.
Gli ho chiesto se aveva del materiale da farmi sentire, se aveva fatto qualcosa, dato che in questi anni suona poco in giro, ed invece mi ha fatto ascoltare le sue ultime produzioni, molto interessanti, al che gli ho chiesto se non ci fosse nessuno interessato a pubblicarle. Paul Schütze mi ha detto che non c’era nessuno e se volevo le potevo produrre io. Quindi la produzione è nata così, telefonicamente, Schütze ha lavorato e rielaborato i brani, e la Anomala Soundscapes Records li ha pubblicati.
Sono stato molto contento di aver fatto questa uscita, il lavoro è molto bello e spero che abbia la giusta risonanza, perché Schütze è un personaggio grandioso, disponibilissimo, ormai storico nell’ambiente, ma è un personaggio eclettico, si occupa di arte, di installazione, di fotografia, si è messo a fare anche i profumi, è un personaggio incredibile. Spero in futuro di collaborare ancora con questo importante artista, anche nella gestione di un possibile live in Italia.
Per il resto non so, qui c’è un paiolo ribollente di cose mischiate e vedrò, una volta che avrò immerso il mestolo, cosa uscirà fuori. Vedremo…
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