Cowards ‘Can You Hear Me?’

(Bloody Sound/2026)

Non tutti i gruppi riescono a fare un ottimo disco, dopo un esordio sorprendente. Ai marchigiani Cowards l’impresa è riuscita! A distanza di un anno da “God Hates Cowards”, Michele Prosperi (batteria), Giulia Tanoni (voce e basso) e Luca Piccinini (voce e chitarra) hanno pubblicato questo “Can You Hear Me?” sorprendendo anche i fan più affezionati. Già perché se nell’esordio il trio si era espresso con un ottimo shoegaze/noise abbastanza compatto, con questo secondo lavoro ha dimostrato di essere in grado di spaziare, pur restando nell’alveo del noise e dintorni, vale a dire post-punk, shoegaze e garage, rendendo il proprio sound più stratificato e consapevole, mantenendo quell’urgenza espressiva che affonda le proprie radici negli anni Novanta.
Le otto tracce comprese in questo lavoro sono una sorta di insieme di frammenti all’interno di un unico flusso emotivo, attraversato da tensione costante e da una sensazione di instabilità latente. I sentimenti che prevalgono e che vengono espressi sono quelli di paura, alienazione, rabbia e senso di vuoto che vengono tradotti in un sound che si fa a volte abrasivo, altre contorto e altre ancora fluido, tra saturazione e sospensione.
Il disco si apre con l’irruenta Devils, che non lascia vie di fuga e nella quale il tema centrale è quello dei demoni interiori con cui ognuno combatte tutti i giorni. Il tema della paura viene affrontato anche in Fear of Fear, un blues tossico e malato che evoca i Gun Club e la musica sicuramente è un ottimo antidoto per sconfiggerla.
L’intrigante martellante e acida Tell Me descrive la sensazione del vuoto e dell’alienazione in un mondo in cui non ci si riconosce più. Con 9 Minutes si ammorbidiscono temporaneamente i toni, ma con un’intensità in crescendo, tuttavia, la successiva Mad World descrive lo sguardo cinico ed arrabbiato che bisogna avere su questo pazzo mondo che sta andando nel baratro, ma con il registro del noise, suonato in modo piacevolmente eccessivo.
I demoni interiori tornano nella vorticosa Bad Trip, in cui, come direbbero i Management, l’incubo reso dal trio è stupendo, in quanto l’ascoltatore viene calato in un girone di noise infernale e fottutamente rock’n’roll sporco e abrasivo. La festa descritta in Your Party is Gravy sembra bella, ma ha qualcosa di inquietante, dato il garage malefico che viene suonato.
La degna conclusione di un lavoro ottimo è affidata a No Return, in cui rassegnazione e consapevolezza di una fine inesorabile viene vissuta con una relativa tranquillità, con un sound che va sempre più… in discesa.

Voto: 9/10

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