Intervista con Pietro Michi della label italiana Biodiversità Records

Nel continuo vagare come “spider-web-music” per questo mare di suono, nutrendo la mia inesauribile curiosità per i manufatti “sonanti”, concrete manifestazioni di questo universo di suoni e visioni che ci tiene compagnia, arrivo a Firenze. E in questa bellissima città mi accingo ad approfondire la conoscenza della Biodiversità Records, label dedita ad uscite di musica sperimentale fortemente interrelate con la natura, l’ecologia, la diversità sonora. Grazie al fondatore Pietro Michi ho potuto saperne di più sulla storia e sul futuro della Biodiversità Records. A voi la lettura.

Quando come e dove è nata l’idea di fondare la label Biodiversità Records?

L’esigenza di creare uno spazio che aggregasse suoni e pensieri è nata a Firenze intorno al 2017, anche grazie alle prime esperienze fatte pubblicando i miei lavori su altre etichette indipendenti. Avendo un approccio al suono molto variegato, mi sono sempre sentito stimolato a immaginare il mio materiale sonoro in relazione a estetiche, concept o filosofie capaci di orientare il flusso creativo verso la casa che lo avrebbe accolto. Ho quindi deciso di partecipare anch’io a questo gioco, e a fine 2017 ho aperto Biodiversità, creando un catalogo iniziale molto DIY con produzioni mie, del mio vicino di casa (Nautilus Frank) e alcune compilation, per poi iniziare, dal 2018, ad allargare lo sguardo verso nuove personalità. Nel corso degli anni Biodiversità si è trasformata, ai miei occhi, più in un portale che un’etichetta discografica: i lavori che trovano spazio sul profilo Bandcamp appartengono ad artisti con identità diverse tra loro, accomunati dalla voglia di mettersi in discussione, esplorare temi originali e lasciarsi andare a riflessioni libere e sperimentali. Gli artisti sono poi liberi di fruire del portale per allargare il contenuto del progetto, metterlo in dialogo e reimmaginarlo.

Il nome stesso, Biodiversità, racchiude già diversi aspetti del lavoro curatoriale: l’interesse per il bios, la natura, la biologia, l’ecologia, ma anche il tema della diversità ed eterogeneità, qui intesa principalmente in senso estetico, sonoro e semantico. Altri temi spesso toccati sono la collaborazione, i sistemi digitali e il punto di vista non umano. La cosa importante, per me, resta far nascere qualcosa, o farla confluire e passare attraverso la narrazione di Biodiversità.

Pietro Michi

Su che genere musicale vi siete orientati e perché?

Come accennavo, il fulcro è la diversità. I suoni si muovono principalmente tra l’elettronica e il concreto. Se dovessimo indicare i generi più rappresentativi, per dare un’idea, potremmo citare ambient, field recordings e musica da club “””alternativa”””. Alcuni esempi che descrivono bene questa polarità sono le compilation di field recordings, l’album ‘Leisure Beasts for Absolution’ di L O S C I o ‘Permutations’ di Forces. Questi tre album hanno sonorità evidentemente differenti, ma rientrano in un catalogo che cerca di creare una narrazione unica.

L O S C I ‘Leisure Beasts for Absolution’

La vostra proposta musicale è cambiata negli anni?

Decisamente! Il flusso sonoro ed estetico segue quello delle mie fascinazioni, quindi cambia piuttosto spesso. La proposta è abbastanza mutevole e organica, ma un filo conduttore ovviamente esiste, ed è implicito nel lavoro curatoriale: l’esigenza di non creare un contenitore completamente smarginato, anzi radicalmente coerente con un’idea di continua mutazione.

Force ‘Permutations’

In quale formato escono le vostre produzioni? Secondo voi quale formato riesce ad esprimere al meglio la vostra filosofia di Musica?

Le produzioni escono nel formato che, di volta in volta, è ritenuto più adatto per il singolo progetto. Finora sono stati utilizzati CD, audiocassette, piccoli artefatti, chiavette USB, schede SD e, ovviamente, il digitale. Il supporto rimane comunque un feticcio, un apporto al mondo materiale, ciò che conta davvero è la realizzazione del progetto in sè. Non esiste per me una filosofia della musica legata a un supporto specifico, questo può essere un’estensione della musica stessa, sia dal punto di vista della funzione sonora, sia da quello espressivo.

Sáccea ‘Aúna’

Che ne pensate dei social per promuovere la conoscenza e l’ascolto della musica della vostra label? Siete attivi sui social?

Non ho un pensiero reale relativo ai social; questi esistono e fanno parte di un’ampia fetta della comunicazione contemporanea. Sto parlando di tutte le piattaforme: da quelle più popolari come Meta, TikTok e Reddit fino al fediverso. Sia per gli utenti più casual che per quelli più antagonisti, i social hanno un impatto significativo sulla comunicazione, e credo restino un buon mezzo per creare connessioni se non usati in modo improprio.

Ultimamente, però, faccio sempre più fatica a condividere contenuti su queste piattaforme. Continuo a farlo, ma in modalità più dilatata. Da quasi due anni mi dedico anche a una newsletter, e lì riesco a trovare quello spazio in più di cui ogni tanto ho bisogno.

Il network è importante.

Abo Abo & Demetrio Cecchitelli ‘Interspazio’

Come valutate la promozione e la diffusione della musica che proponete? Ci sono strutture adeguate? Comunicazione adeguata? Coperture mediatiche adeguate?

La promozione del materiale si muove principalmente tramite un flusso decentralizzato tra social, newsletter e messaggi automatici. Quello che c’è. Da lì in poi le cose si muovono da sole, grazie a nuove conoscenze, persone interessate, interviste, radio e altro ancora, in modalità che cercano di restare spontanee. Non saprei dire con certezza se le strutture, i metodi comunicativi e quant’altro siano adeguati, non saprei veramente rispondere. Noto però che negli ultimi anni, l’ascolto e l’interesse per i contenuti più complessi sono cambiati, sia in meglio che in peggio, come credo sia fisiologico in un mondo in continua trasformazione.

Lights In The Pond ‘Lights In The Pond’

Possibili progetti futuri come un libro che racconti la storia della label?

Nel 2020 è uscito un piccolo catalogo cartaceo che raccoglieva i primi anni del progetto. Ho più volte pensato di riproporlo nel tempo, ma produrre volumi cartacei corposi e a colori non è semplice senza un buon piano. Spero di riuscirci in occasione dei 10 anni dall’inizio del progetto!

Vv. Aa. ‘Ground Reaction Force’

Chiusa dell’intervista: le prossime uscite in cantiere?

In questo momento, con alcuni collaboratori, stiamo completando un lavoro su materiale grafico e scritto, raccolto durante una open call di questa primavera, che uscirà come piccolo volume: un archivio collettivo che, partendo da basi di biologia speculativa, racconta di un’interferenza comunicativa con organismi non umani. Prima di fine anno spero anche di finalizzare un progetto di field recordings provenienti dalla Cina e forse anche un’altra piccola sorpresa più musicale, tra sonorità post-clubbing, ambient e digital.

Link: Biodiversità Records Bandcamp Page

Link: Biodiversità Records Instagram Profile 

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