Intervista con Gabriele Fiori della label italiana Heavy Psych Sound Records

Di nuovo impegnato nel il mio viaggio “spideristico-musicale” alla ricerca di interessanti manifestazioni di questo universo di suoni e visioni che ci circonda e ci accompagna nella nostra esistenza quotidiana. Questa volta mi dirigo nel Lazio, a Roma, per approfondire “virtualmente” la conoscenza della label Heavy Psych Sounds Records, progetto dedito alla pubblicazione di musica “Heavy Psych Rock, che racchiude i generi quali stoner, psichedelia, heavy psichedelia, retrorock, acid-rock, proto-metal, generi e sottogeneri underground”. Nutro una grande fascinazione per questo genere musicale, e quindi mi sono subito messo in contatto con Gabriele Fiori, che con la massima disponibilità mi ha raccontato la storia, il quotidiano, e il futuro di questa multiforme e agguerritissima realtà musicale.

Vv. Aa. ‘Heavy Psych Sounds Sampler’

Quando, dove e come è nata l’idea di fondare la label Heavy Psych Sounds Records?

Buongiorno, mi presento, sono Gabriele e sono anche il fondatore della band Black Raimbows, da cui nasce di conseguenza il progetto Heavy Psych Sounds. Con i Black Raimbows facciamo uscire il primo disco nel 2007, fortunatamente con un’etichetta estera che ce lo pubblica – considera che all’epoca non era facile trovare un’etichetta con cui pubblicare – e questo ci genera molta gioia, anzi ci fa e mi fa, come band leader, spingere alla creazione; infatti dopo il primo disco, arriva il secondo disco. Il problema è che questa è un’etichetta piccola, e quindi per la promozione inizio a lavorare per conto mio, a capire come funziona la distribuzione. Dato che al tempo come Black Raimbows suonavamo con molte band interessanti, alcune di livello, mi propongo con le altre band di far uscire, magari non dei full leight, degli album, ma delle ristampe, degli Ep. Comincio quindi a lavorare per terzi oltre che per la mia band, ed inizio ad introdurmi in quello che è il mondo delle etichette discografiche, principalmente, ripeto, stampa, distribuzione e promozione dei titoli. Da quell’impegno nasce quella che è attualmente la Heavy Psych Sounds Records. Nasce ufficialmente con la prima uscita, ‘Heavy Psych Italian 2007’, dove avevo raccolto un brano per ogni band, una fotografia di quel momento, il 2007, di tutte le band stoner, heavy psichedeliche, doom, sludge, punk’n’roll, retro rock, vintage rock che c’erano all’epoca in Italia. Con l’uscita del disco arriva l’invenzione del logo Heavy Psych Sounds, nascita ufficiale che dà il via al progetto.

Tons ‘Hashension’

Su che genere musicale vi siete orientati? E perché?

Il genere è Heavy Psych Rock, che racchiude i generi quali stoner, psichedelia, heavy psichedelia, retrorock, acid-rock, proto-metal, generi e sottogeneri underground, che si possono racchiudere in un’unica etichetta, perché si muovono su coordinate simili, perché le band frequentano gli stessi festival, incidono per le stesse etichette, e quindi noi spaziamo da suoni più vintage anni ‘70 a suoni più stoner anni ‘90, a suoni più occult rock, più doom, sempre anni ‘80-’90.

Yawning Man ‘Live at Giant Rock’

La vostra proposta musicale è cambiata negli anni?

No, non è cambiata negli anni, non si è spostata di una virgola. Diciamo che questa scena in assoluto era la più underground, perché più undeground di questa fino al 2012, 2013, 2014 non ce n’erano. In quegli anni iniziamo a vedere la progressiva scomparsa di scene come quella punk, quella hardcore, crust, mentre si vede la nascita, perché questo genere è sempre stato un buco nero già dagli albori, delle uscite dei dischi dei Kyuss, meno conosciuti rispetto a tutte le altre band grunge, Da quel periodo si apre questo filone, se pensiamo che al quel tempo non c’erano festival dedicati, c’erano pochissime band, tutte legate a questo genere, che erano sempre considerate gli underdog della scena. Anche in quegli anni si nota il ritorno del vinile, che si lega moltissimo al nostro genere, tutto l’artwork, ecc. ecc., io ci metto in mezzo anche la legalizzazione in alcuni stati americani di certe sostanze, tra le altre cose. Per farti un esempio abbiamo visto grandi etichette rivolgersi a band che sono poi uscite, ad esempio, su Nuclear Blast, etichette indipendenti ma grandi. Ribadisco che la nostra proposta è rimasta sempre quella ma si è alzata di livello.

Bran Bjork ‘Jalamanta’

Le vostre produzioni sono in formato cassetta, cd, vinile, digitale. Quale formato secondo voi riesce ad esprimere meglio la vostra filosofia di Musica?

Le nostre produzioni sono principalmente in formato vinile, cd, in digitale, qualcosa in cassetta. Ovviamente noi ci affermiamo attraverso la scelta del vinile, che è riesplosa dal 2012-2013, è ritornata la mania del vinile, anche se i numeri di vendita non sono molto grandi rispetto all’eco mediatica. Però il supporto in vinile si lega assolutamente al nostro genere.

The Lords of Altamonts ‘Forever Loaded’

Cosa ne pensate delle coproduzioni tra label discografiche?

Non è qualcosa che ci appartiene, grazie a Dio, perché negli anni noi ci siamo affermati da soli e non abbiamo avuto bisogno delle coproduzioni, anche perché io ho lavorato per essere totalmente autonomi. Per esempio c’era chi magari voleva usare un’etichetta americana per uscire sul mercato americano, e io mi sono impegnato per crearmi una rete in America, e questo ha portato ad avere una distribuzione, per dirti abbiamo il 50% delle nostre band che è americano. Quest’anno è uscita una collaborazione, fatta in amicizia, per la prima volta in assoluto; un’altra volta è capitata un’altra band molto interessante solo per il mercato europeo. Ma di base non sono interessato alle coproduzioni.

Acid Mammoth ‘Under Acid Hoof’

Che ne pensate dei social per promuovere la conoscenza e l’ascolto della musica della vostra label? Siete attivi sui social?

Per noi i social media sono fondamentali oggi per promuovere tutto; noi ci abbiamo lavorato tantissimo, io ho impostato i topic che vanno on line sui social network, quindi facciamo social media, lo vediamo anche come intrattenimento e non solo come strumento pubblicitario, anche perché secondo noi se lo usi solo come strumento pubblicitario, chi ti legge dopo un po’ si annoia e si addormenta. Come guardare la tv, se vedi solo pubblicità, ovviamente cambi canale, quindi lo usiamo come intrattenimento e inseriamo post divertenti. Sicuramente in questo abbiamo un nostro stile riconoscibile che fa la differenza e aiuta le band; noi pensiamo che questo è un servizio che una label indipendente, tra l’altro underground come la nostra, deve dare alle proprie band, cioè creare una piattaforma da cui promuovere la loro musica, la loro immagine, tutto quello che ruota intorno al loro immaginario, quindi un lavoro fondamentale. A me personalmente non piace, sono un boomerone, però mi rendo conto che è fondamentale e devo usarlo come strumento di lavoro.

Spirit Caravan ‘Dreamwheel’

Come vedete la promozione e la diffusione della musica che proponete?

Ti posso dire che abbiamo lavorato molto sulla promozione. In passato avevamo un press agent per gli Stati Uniti, un press agent per la Germania, Austria, Svizzera, quindi vari mercati diversi che poi si collegavano con la distribuzione, e venivano stilati periodicamente dei report per la promozione. Oggi queste cose ancora continuano a funzionare, anche se ovviamente ora c’è Spotify, un grande canale, che io odio profondamente, ma è un grande canale di distribuzione e diffusione. Non siamo noi a dettare le regole, ci dobbiamo adattare, ma Spotify dà l’opportunità a chiunque di conoscere band nuove, (soprattutto quelle che proponiamo noi), tramite i social media, tramite le riviste cartacee, tramite i concerti, una promozione a tutto tondo, ci muoviamo su tutti i canali della promozione.

Aluna/Samavayo ‘Embers of Belief’

Collegandomi alla precedente domanda, vi chiedo di parlarmi dell’Heavy Psych Sounds Fest. Come è nato, come si struttura, come viene gestito ecc. ecc.?

Il festival nasce in maniera abbastanza spontanea, da una mia idea di mettere insieme quante più band possibili dell’etichetta, per fare uno showcase. Noi nasciamo in Italia ma per puro caso, siamo comunque una realtà che si interfaccia a livello di mercato principalmente attraverso l’Europa, Oceania, Stati Uniti (anche in parte America Latina, in parte Giappone). Quindi il festival è nato in Italia, ma poi ci siamo spostati dove ci può essere un interesse ad ospitare il festival. La preparazione è un lavoro molto importante perché gestire un evento è una cosa molto faticosa, il coordinamento con l’etichetta, il servizio di Booking, dato che facciamo anche quello, gestiamo molti tour, abbiamo una struttura di affitto van e backline.
Quindi abbiamo proposto questa formula all’estero, abbiamo fatto gli HPSF negli Stati Uniti, in California, sulla East Coast per più anni, in Texas, in Europa abbiamo stretti contatti con le strutture presenti a Berlino e Dresda, facciamo il festival in Svizzera, articolato su due città, una line up suona in una città e l’altra nell’altra città. Il giorno dopo si invertono le line up, quella che ha suonato nella prima città suona nella seconda e viceversa. Diamo l’opportunità alle nostre band di avere un pubblico un po’ più consistente, con magari uno o due headliner, così le band suonano davanti a molta gente, fraternizzano tra di loro, si crea un rapporto intenso. Nel mio caso, stando io da più parti: etichetta, booking, organizzatore festival, acquirente delle band per inserirle nei nostri festival, componente della band, quindi conosco tutta la filiera, ti posso dire che come band avere una struttura, ovvio uno aspira a fare come hanno fatto i Måneskin, cioè arrivare a diventare una band di quel livello, anche se bisognerebbe capirci bene, comunque avere una struttura organizzata che segue la band e la aiuta a gestire le varie situazioni, nei casi richiesti, secondo me è un supporto importante. Approfondendo la questione HPS, ha una sua struttura come label, ogni negozio ha il suo front-end, e il suo back-end. A noi piace lavorare con molte band, quindi facciamo molte uscite. Ovviamente ne possiamo seguire di meno rispetto alle uscite, ma noi seguiamo le band che ci piacciono e le aiutiamo a farsi conoscere. Ci vediamo come una società che fornisce un ulteriore servizio alle band. Alcune sono molto grandi, alcune sono medio grandi, alcune sono medio-piccole, abbiamo vari “tagli”, però mi piace gestire tutto, mi piace fare live album, ristampe di vecchi titoli, titoli più conosciuti e abbiamo avuto la fortuna di far uscire dei grandi dischi anche unreleased, brand new. Quindi mi ricollego al festival, HPS Fest è un tassello di tutto quello che offre l’etichetta.

Parlatemi dell’Heavy Psych Sounds Booking. Come è nato? Come funziona?

HPS non è soltanto un’etichetta ma anche un’agenzia di booking. Questo servizio nasce in maniera molto naturale e spontanea, perché le band voglio andare in giro a suonare. Negli anni in cui suono con la mia band raccolgo molti contatti, conosco tutti quanti, e quindi piano piano si matura l’idea del booking. Che è un lavoro faticosissimo, complesso, che ha i suoi alti e bassi, bassi margini economici, ma lo facciamo volentieri perché serve per tutte le band, ed io gestisco tre sub-agenti che lavorano per le band, cerchiamo di portare dentro 20 nomi.
Oggi si gioca molto la partita del booking, perché ok l’etichetta, ma le band vogliono suonare e vanno in giro a suonare, le occasioni come grandi festival, eventi dedicati ce ne sono molti nel nostro genere. Durante questi anni ci sono stati alti e bassi, all’inizio il compito me lo avevo preso da solo, organizzavo un tour alla volta, piano piano, sempre do-it-yourself,
Adesso siamo in quattro che lavoriamo per aiutare le band e permettere loro di suonare il più possibile. Legato al booking c’è anche la questione dell’affitto dei mezzi e della backline, della logistica. Una band che viene da fuori ha bisogno di un’assistenza, di un driver, di un tour manager, di chi cura il merchandising, di chi si occupa della stampa delle magliette, di chi si preoccupa di rilevare la band all’aeroporto, vitto e alloggio per magari un paio di giorni, sala prove a disposizione. Noi riusciamo ad offrire tutto il servizio di logistica necessario.

Possibili progetti futuri come un libro che racconti la storia della label?

Attualmente non abbiamo nulla al riguardo in programma. Finalmente dopo più di 15 anni, stiamo per far uscire il nuovo sito. Per noi è una bella novità perché finalmente aggiorniamo il sito che era obsoleto, bello, molto bello, ma obsoleto.
L’idea del libro non ci sfiora perché l’etichetta è ancora un work in progress, siamo in continua evoluzione. Se vai sul sito trovi che vendiamo vinile nero, limited, ultra limited, cd, magliette, merchandising, felpe. Non troverai tazze, cartine, filtri, stappabottiglie, cose del genere, siamo dedicati alle cose per noi fondamentali, dritti al punto.

Child ‘Rebirth’

Chiusa dell’intervista: le prossime uscite in cantiere?

Facciamo dalle 45 alle 60 uscite all’anno, che sono veramente tante per un’etichetta. Le prossime uscite te le elenco in ordine cronologico: sta uscendo il nuovo disco dei Belzebong, abbiamo firmato con gli Obsessed, uscirà un Ep dei Witchcraft, escono veramente tante cose. Nuovi dischi, ristampe di vecchi dischi che magari non erano della nostra etichetta, uscirà il nuovo album, un live, dei Mephistopheles. Abbiamo una lunga lista di uscite, si approcciano tante band, grazie a Dio, perché riconoscono il valore del lavoro che stiamo facendo.

A chiusura… Grazie mille di tutto, a presto e un abbraccio.

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