
(Dissipatio 2026)
Terza uscita per il progetto in solo Heimito (che chi è non sappiamo ma poco importa).
L’attenzione si sposta oggi maggiormente verso il ritmo tralasciando di qualche grammo l’approccio dronante.
Che poi, sempre di materia in circolo minimal/ossessiva stiamo parlando.
Otto composizioni per synths, field recordings, nastri, mic a contatto, voce, basso, elettronica ed organo, (con Simon Balestrazzi ad aggiunger inquietudine elettroacustica in un paio di frangenti).
Chiaroscurali movimentazioni cosmic/ambient, quasi a connetter generazioni post-punk/industrial, armeggianti su nastro da camera, a quelle successive del passaggio dal computer dimensione frigo al casalingo/portatile.
La prima delle due in questione, sopportava senza orticaria eccessiva, talune circolarità astrali di un tot di kraut, la seconda, startappava sulle ombre in dissipazione della prima e spesso ci aggiungeva qualcosa di trovato in casa (il proprio, originale e personale folk).
Dunque, ombre di fredda Inghilterra (Cabaret Voltaire / Hula), brine (Tuxedomoon) Wave, cruccherie rugginose strette in loop prima del sonno (DSIP).
Poi ci sarebbe pure Morricone e “La Cosa”, casa nostra su cassetta (“Domestic Exile” per dirne una) e che prima “Naked” e poi “Trainspotting” ci hanno rotto tanto.
Molto si.
Voto: 8/10
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