
(Ruptured/Annihaya 2026)
Il duo composto dall’artista libanese Raed Yassin (sintetizzatori, voce, elettronica, campionamenti) e il musicista svizzero Paed Conca (clarinetto, basso elettrico e campionamenti), dopo aver pubblicato nell’ottobre dell’anno scorso l’ambizioso ‘The Dictionary of Lost Meanings’ – assieme a una orchestra di 16 elementi- a nome Praed Orchestra!, torna in questo 2026 col nuovo disco ‘Al Wahem’, uscito per le labels libanesi Ruptured e Annihaya.
Registrato e mixato da Fadi Tabbal tra Beirut e Berlino, il nuovo lavoro vede comunque la collaborazione di un ensemble sì ristretto ma estremamente potente, in cui spicca lo sdoppiamento ritmico della doppia batteria di Pascal Semerdjian e Ayman Zebdawi, la voce eterea di Mayssa Jallad, le tastiere di Amr Said e la sezione archi composta da Rasheed Helal (violino), Razan Qassar (violino), Mahdi Almahdi (viola) e Abdul Jawad Hretani (cello).
La traiettoria dei Praed è da sempre un viaggio di esplorazione dove la tradizione shaabi (musica popolare araba) viene destrutturata attraverso la lente deformante di psichedelia, improvvisazione ed elettronica.
Anche in questo disco,il duo mantiene la promessa: un lavoro denso, destabilizzante e totalmente a fuoco.
É la title track ad aprire le danze, Al Wahem (tradotto in lingua italiana sarebbe “L’illusione”) è un monumentale rituale groovy di 19 minuti in cui la doppia batteria e il basso formano l’ossatura per il clarinetto sinuoso di Conca libero di strisciare attorno alle ramificazioni di synth -settati appositamente con scale mediorientali- che vedono entrare in chiusura, le voci fantasma e spettrali di Raed Yassin e Mayssa Jallad.
Segue Al Hathayan, brano che funge da ponte fra le due composizioni più lunghe dell’album, cinque minuti che vedono il clarinetto muoversi fra gli archi, sullo sfondo di loop inquieti e percussioni grezze.
Ci si sposta poi verso i tredici minuti di Al Maraya, un’estasi ascensionale e tribale esplicitamente dedicata agli specchi, fatta di spirali avvolgenti di clarinetto e spruzzi di sintetizzatori oceanici.
Il cerchio si chiude infine con l’assalto frontale di Assarab, traccia dal titolo programmatico (‘Il Miraggio’), otto minuti di ‘trance-psych-electro-Shaabi’, dove spiccano le ipnotiche tastiere di Amr Said che si intrecciano alle trame serrate dei fiati, dei sintetizzatori e delle percussioni, stratificandosi in una progressione poliritmica che fonde il tutto e non fa più distinguere tra analogico e sintetico.
In definitiva, ‘Al Wahem’ non è soltanto una magistrale conferma per i Praed, ma il coronamento perfetto di una carriera ventennale spesa a sabotare i confini tra avanguardia occidentale e cultura pop mediorientale.
Un disco fisico e politico, in grado di far convivere la polvere delle strade del Cairo con la freddezza industriale di Berlino.
Un ascolto totale, disorientante e assolutamente imperdibile per gli amanti delle contaminazioni senza confini.
Voto 8/10
Praed ‘Al Wahem’ Bandcamp Page
