
Nuova tappa del mio viaggio alla “spider-web-music” per questi lidi suonanti, animato da inesauribile curiosità per le manifestazioni di questo universo di suoni e visioni che ci tiene compagnia. Questa volta mi “sdoppio” virtualmente tra Biella e Roma, per andare ad approfondire la conoscenza de La Bèl Netlabel. La label è dedita a produrre musica sperimentale e musica acustica, con cura e attenzione ai progetti che le si presentano. Da qui l’interesse si è acceso subito per questa rubrica, e il contatto con Adriano Bossola ed Elisabetta Luciani mi ha permesso di saperne di più sulla nascita, quotidianità e futuro de La Bèl Netlabel. A voi la lettura.
Quando come e dove è nata l’idea di fondare la label La Bèl Netlabel?
L’idea di La Bèl è nata verso la fine del 2009, in un panorama digitale e di internet molto diverso da quello attuale. In quel periodo, grazie a MySpace, ho avuto modo di entrare in contatto con tantissimi musicisti interessanti e di scoprire il mondo delle netlabel. Allora MySpace era un vero e proprio hub di fermento creativo, ed è lì che ho incontrato la musica di Elisabetta Luciani (Elisa Luu). La sintonia è stata immediata ed è venuto naturale il desiderio di fondare un’etichetta tutta nostra, pensata per promuovere i nostri lavori e quelli dei tanti artisti stimolanti conosciuti in rete. Con un approccio prettamente do-it-yourself, abbiamo approfondito il settore e abbiamo messo in piedi il nostro sito e il nostro piccolo spazio indipendente.

Su che genere musicale vi siete orientati e perché?
La musica che abbiamo prodotto rientra in un filone elettronico-acustico-sperimentale, ma senza mai sfociare in estremismi di genere. La scelta è sempre stata molto semplice: abbiamo pubblicato unicamente la musica che ci piaceva davvero e che ritenevamo valida e coerente con la nostra visione sonora. Nel nostro catalogo ci sono stati album prettamente elettronici e altri completamente acustici, affiancati da lavori che hanno saputo coniugare perfettamente questi due mondi. Una curiosità dei primi anni è legata al fatto che abbiamo pubblicato soprattutto musicisti sardi, al punto che in molti pensavano che La Bèl fosse un’etichetta nata in Sardegna, quando in realtà io sono di Biella ed Elisabetta di Roma. Nel tempo l’orizzonte si è ampliato ad artisti provenienti dal Regno Unito, Germania, Stati Uniti e Giappone, pur mantenendo sempre quella coerenza e omogeneità di sound che la stampa di settore e i nostri ascoltatori ci hanno spesso riconosciuto.

La vostra proposta musicale è cambiata negli anni?
No, la proposta musicale non è cambiata nel merito, ma sicuramente si è rarefatta nei ritmi. Nei primi anni arrivavamo a pubblicare anche cinque o sei uscite all’anno. Successivamente, con l’evoluzione delle modalità di fruizione e l’avvento dello streaming su larga scala, ci siamo chiesti a lungo quale senso avesse ancora una netlabel come la nostra. Agli esordi il free download rappresentava una vera risorsa, mentre oggi algoritmi e piattaforme permettono a chiunque di distribuire e scoprire musica in totale autonomia. Credo che siano sopravvissute soprattutto le realtà che si sono reinventate puntando sull’organizzazione di eventi dal vivo, una strada che non abbiamo intrapreso, sia per mancanza di tempo e di esperienza specifica, sia perché non rientrava tra le nostre priorità. La Bèl non è mai stata una fonte di guadagno, ma a differenza di molte altre netlabel che hanno abbandonato i propri domini lasciando andare perduto un grande patrimonio di pubblicazioni, noi abbiamo scelto di rimanere presenti e attivi, seppur con un ritmo di uscite più dilatato nel tempo.

In quale formato escono le vostre produzioni? Secondo voi quale formato riesce ad esprimere al meglio la vostra filosofia di Musica?
Le nostre produzioni sono uscite quasi tutte in formato digitale, anche se in determinate occasioni abbiamo realizzato delle edizioni limitate su CD; al vinile, invece, non ci siamo mai avvicinati. Questa scelta rispecchia molto la mia indole “anti-materialista”: non ho mai sviluppato un attaccamento fisico verso gli oggetti e per questo ho sempre considerato il digitale il formato ideale. Per me la musica è essenzialmente vibrazione e aria che si muove, non ha un reale bisogno di un supporto fisico per esistere. Naturalmente rispetto chi la pensa diversamente e sente la necessità di toccare con mano una copertina, leggere i testi sulla carta o lasciarsi conquistare dal rituale e dal profumo del vinile, ma la nostra essenza è sempre rimasta legata all’impalpabilità del suono.

Che ne pensate dei social per promuovere la conoscenza e l’ascolto della musica della vostra label? Siete attivi sui social?
Siamo presenti su Facebook e Instagram, ma pubblichiamo senza quella costanza quasi maniacale che gli algoritmi imporrebbero per fare grandi numeri. Non ho mai amato i social, anche se riconosco che oggi rappresentino un passaggio quasi obbligato per segnalare la propria esistenza in rete. È un ambiente che osservo con molta distanza. Usiamo questi canali semplicemente come bacheca, preferendo preservare il nostro tempo e la nostra salute mentale rispetto alla corsa ai like.

Come valutate la promozione e la diffusione della musica che proponete? Ci sono strutture adeguate? Comunicazione adeguata? Coperture mediatiche adeguate?
La Bèl è sempre stata un’etichetta di nicchia: proponiamo musica per lo più strumentale, al di fuori dei circuiti commerciali e senza l’esigenza di incasellarci in un filone specifico. Negli ultimi quindici anni il sistema d’informazione e promozione musicale è mutato radicalmente. Un tempo la rete pullulava di blog, webzine e siti dedicati alle netlabel e al circuito delle licenze Creative Commons, realtà che svolgevano una preziosa funzione di filtro. Oggi ha quasi perso di significato l’idea che un critico suggerisca cosa ascoltare, dal momento che la musica è accessibile a tutti in modo diretto e immediato, una trasformazione di cui ha parlato molto bene Raffaello Russo sulle pagine di Music Won’t Save You. Di fronte a queste strutture comunicative così cambiate ci siamo trovati per certi versi spiazzati, ma la nostra risposta è stata la resistenza. Avendo fondato La Bèl unicamente per passione e per il desiderio di totale indipendenza, senza alcuna pretesa di ritorno economico, viviamo questo momento storico con la serenità di una piacevole navigazione a vista.

Possibili progetti futuri come un libro che racconti la storia della label?
Un progetto che abbiamo sempre accarezzato, e che non abbiamo mai del tutto abbandonato, è quello di organizzare un evento dal vivo che possa radunare molti degli artisti che hanno collaborato con noi negli anni. Per quanto riguarda l’idea di un libro, invece… non ci avevamo ancora pensato seriamente, ma è uno spunto davvero stimolante da prendere in considerazione, grazie per il suggerimento!

Chiusa dell’intervista: le prossime uscite in cantiere?
Abbiamo da poco pubblicato l’album “greyhound / fern / swallowtail / apple tree” di HMS Beckett, un musicista inglese dalla straordinaria sensibilità, di cui avevamo già curato in passato un lavoro con i Red Trees, il duo che condivide con la moglie Lou Richards. Per quanto riguarda i prossimi mesi, entro la fine dell’anno sono previste le uscite dei nuovi album dei Macchiato Funky e del mio progetto solista come Di Bos.
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