Intervista a Marco Ligurgo, direttore del bolognese ROBOT Festival

Appuntamento numero 11, della serie di interviste a direttori artistici di Festival che si approcciano alla Musica in maniera caratterizzante e molto interessante, provando a dare un loro punto di vista peculiare sul panorama contemporaneo.

Prima: Paolo Francesco Visci, direttore artistico dell’IndieRocket Festival, Pescara (qui). Seconda: Marek Lukasik, direttore artistico del Lars Rock Fest, Chiusi (SI), (qui). Terza: Massimo Simonini direttore artistico dell’AngelicA Fest, Bologna (qui). Quarta: Lucia Ronchetti, al tempo dell’intervista direttore artistico del 67° Festival Internazionale di Musica Contemporanea Micro-Music, Biennale di Venezia (qui). Quinta: Alessandro Gambo direttore artistico del festival Jazz is Dead!, Torino (qui). Sesta: Chris Angiolini, direttore artistico del Beaches Brew Festival, Marina di Ravenna (qui). Settima, Alessandro Luzi, direttore artistico del Festival Mount Echò, Montecosaro (qui). Ottava: Luca Benni, direttore artistico del Festival Italian Party, Montone (PG) (qui). Nona: Crew di Holydays Festival, Scopoli (PG) (qui). Decima: Erik Honoré di Punkt Festival, Norvegia (qui)

Oggi ritorno “virtualmente” in Italia, a Bologna per intervistare Marco Ligurgo direttore artistico del ROBOT Festival. Ho scoperto il festival navigando nella rete, mi ha subito interessato per la proposta e per l’approccio alla musica, tra sperimentale, contemporanea, e ho subito pensato ad una possibile intervista per Kathodik. Grazie a Marco Ligurgo ho potuto conoscere la storia, il presente e il futuro del ROBOT Festival.

Iniziamo dall’origine, come è nata l’idea del ROBOT Festival?

L’idea di fare un Festival è nata nel 2007 da un gruppo di amici, dj e organizzatori di eventi, che dopo aver creato una associazione culturale, la SHAPE, ed avere per anni gestito serate nei club, KIndergarten, Link, sentivano l’esigenza di creare qualcosa che andasse oltre il club ed il dancefloor, qualcosa che portasse la musica in luoghi non convenzionali e che assomigliasse ai grandi festival europei di musica elettronica come il Sonar di Barcellona. La possibilità di entrare a Palazzo Re Enzo diede il là per il progetto.

Come è strutturata attualmente l’organizzazione del Festival? Quante persone ci lavorano? Quanti volontari?

L’organizzazione del Festival è ancora in toto in mano alla Shape ed al suo direttivo che si avvale della collaborazione di consulenti fissi e collaboratori storici e nuovi. Tra tutte le aree coinvolte direi che ci lavorano un centinaio di persone di cui una decina di volontari.

Secondary-Landscape-Space Afrika 2026 -Timon Benson-Alexander Luc-Omar Afridi

Quando iniziate a pensare al cartellone del festival?

Sul Festival ci lavoriamo tutto l’anno tra preparazione della nuova edizione e chiusura della vecchia. Il cartellone entra nel vivo a Gennaio per cui circa 9/10 mesi prima.

Actress

Veniamo a questa edizione: il significato di ?Syntax Error?

Il tema di quest’anno nasce dalla sensazione di smarrimento che avviene ad un certo punto del percorso di ognuno di noi, quella paura di non essere più in grado di codificare tutto e di saper leggere il presente, nonostante, da ogni parte, arrivi un continuo bombardamento di informazioni, verità, letture del presente.
Dovremmo avere una risposta a tutto e in realtà non ci ritroviamo più con noi stessi e con chi ci circonda, ed allora lanciamo una grande allert: ?Syntax Error, il famoso errore di sistema che lanciava il Commodore 64 negli anni ‘80, STOP, PAUSA, necessità di tempo, non vogliamo sapere tutto, non vogliamo capire tutto, in questo momento non vogliamo. Forse è bello così, forse no ma in una società sempre più accelerata e piena di informazioni chiediamoci dove stiamo andando e cosa realmente vogliamo, se il modello è giusto o è sbagliato, fermiamoci, mettiamoci off (line) e ammettiamo l’errore di sistema, potrebbe essere liberatorio o forse solo una pausa… come in un concerto al buio degli Autechre.

Autechre – Bafic – 2020

Come è stata effettuata la selezione degli artisti e artiste?

La selezione è tutta in mano a me che sono il direttore artistico del Festival fin dalla prima edizione. E’ ovvio che mi avvalgo di tante antenne, amici, colleghi, agenti e che, soprattutto, vado a tantissimi concerti, eventi, festival in Italia e in giro per il mondo. La musica è sempre stato l’elemento centrale della mia vita, fare ricerca è per me necessario.
Il cast di artisti/e è frutto di questa ricerca, di artisti locali o internazionali, di gusti consolidati o di nuove gemme, di performance dal vivo, di grandi artisti e nuove storie da raccontare anche guardando ai luoghi che il Festival toccherà quest’anno.

KDJ – by +JEREMYDEPUTAT

Su quali generi musicali vi siete orientati?

Il Robot da sempre parla il linguaggio della musica elettronica nella sua globalità, da quella più sperimentale e di ascolto a quella più dance oriented o avantgarde. Sono questi i confini di ogni edizione, l’ecosistema della musica elettronica quella che c’è sempre stata e che sempre ci sarà senza seguire le mode del momento.

Marta Salogni – Stefano Pilia

Ponendovi dalla parte dell’ascoltatore-spettatore spettacoli imprescindibili di questa edizione?

Posto che io amo ogni artista che scelgo: il concerto degli Autechre all’Estragon, Kevin Richard Martin al parco archeologico etrusco Kainua, Lawrence English e Aho ssan ai Bastardini, Space Afrika, Actress, Boys Noize e Moodymann al Dumbo.

MACE – Credits by Siermond

Volgendo uno sguardo indietro, quali sono state secondo voi le edizioni del ROBOT Festival più caratterizzanti e con un maggior riscontro di pubblico?

Il ROBOT ha avuto un doppio percorso: il primo, di otto anni, culminato nelle edizioni 07 e 08 in fiera dove inevitabilmente abbiamo raggiunto il massimo riscontro di pubblico e popolarità con oltre 25000 presenze; il secondo, quello della maturità con un modello diffuso nella città, fatto di tante piccole venue, sul modello di altri festival europei, con una costante presenza di pubblico e con maggiore capacità di sperimentazione. A mio modo di vedere tutte e 17 le edizioni sono state caratterizzanti anche se con modelli diversi.

Marina Herlop – Credits Silvio Deiaco, Danilo Gambara, Christian Kondić

Usate i social per promuovere e documentare il festival? Se sì quali preferite? Li ritenete strumenti necessari per aiutare a conoscere il Festival?

Edoardo Frati di Digital Paths: I social, insieme al sito web, rappresentano il contenitore principale di racconto del festival, dalla promozione pre-evento al suo racconto post. I social su cui siamo più attivi sono indubbiamente Instagram e Facebook, corredati da Telegram e YouTube. Riteniamo siano ormai strumenti indispensabili per aiutare a far conoscere il festival.
Carla Dal Forno

Come viene recepito il Festival dalla Regione Emilia? Siete radicati sul territorio?

Il Festival è supportato dalla Regione e siamo sicuramente un punto di riferimento sul territorio, abbiamo lanciato tanti artisti locali e siamo sicuramente il Festival più longevo di musica elettronica in regione. Oggi però essere riferimento di un territorio è differente rispetto a quando siamo partiti, il mondo è sempre più globalizzato e non sempre la distanza territoriale può essere un vantaggio o riferimento.

Una riflessione, il festival fa parte o ha fatto parte di network nazionali e internazionali?

Assolutamente sì, essendo nati nel 2007, siamo stati pionieri in questo, abbiamo fatto Festival quando ancora non erano diffusi. Abbiamo fondato una rete IMF, che racchiudeva una serie di Festival amici e pionieristici come noi, alcuni ancora attivi come Jazzrefound, Spring Attitude Jazzrefound, Spring Attitude e Dancity. La rete IMF esiste ancora e si è allargata. Come Festival siamo anche nella rete Keepon e collaboriamo con altri Festival amici.

Dal presente al futuro prossimo venturo: mentre vi preparate ad accogliere il pubblico per ?Syntax Error, state già ragionando sui nomi per la prossima edizione?

Si ragiona sempre sul futuro per cui si.

Link: ROBOT Festival Home Page 

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Link: ROBOT Festival Instagram Profile

 

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