Intervista alla Crew di Holydays Festival, Scopoli (PG)

Nono appuntamento della serie di interviste a direttori artistici di Festival che si approcciano alla Musica in maniera caratterizzante e molto interessante, provando a dare un loro punto di vista peculiare sul panorama contemporaneo. Prima: Paolo Francesco Visci, direttore artistico dell’IndieRocket Festival, Pescara (qui). Seconda: Marek Lukasik, direttore artistico del Lars Rock Fest, Chiusi (SI), (qui). Terza: Massimo Simonini direttore artistico dell’AngelicA Fest, Bologna (qui). Quarta: Lucia Ronchetti, al tempo dell’intervista direttore artistico del 67° Festival Internazionale di Musica Contemporanea Micro-Music, Biennale di Venezia (qui). Quinta: Alessandro Gambo direttore artistico del festival Jazz is Dead!, Torino (qui). Sesta: Chris Angiolini, direttore artistico del Beaches Brew Festival, Marina di Ravenna (qui). Settima, Alessandro Luzi, direttore artistico del Festival Mount Echò, Montecosaro (qui). Ottava: Luca Benni, cofondatore del Festival Italian Party, Montone (PG) (qui).

Questa volta mi dirigo “virtualmente” a Scopoli per intervistare la crew di Holydays Festival. Ho scoperto questo festival questa estate di domenica: spazio immerso nel verde, ambiente rilassato, musica interessante, tra elettronica e improvvisazione, pubblico attento e partecipe. Subito mi è balenata l’idea dell’intervista per questa rubrica. Le domande hanno permesso di capire di più sulla nascita, sulla filosofia e sulla poetica di Holydays Festival. A voi la lettura e la scoperta.

Iniziamo dall’origine, come è nata l’idea del Holydays Festival?

Nel 2015, insieme a un gruppo di amiche ed amici diventati poi le volontarie e i volontari fondatori dell’Associazione, abbiamo iniziato l’esperienza di Holydays Festival per rispondere alla necessità di creare degli spazi di condivisione e ascolto. Concepito inizialmente in forma itinerante e diffusa, il festival veniva accolto da scorci montani, skate park abbandonati, borghi storici e piscine comunali. Dal 2019, ci siamo trasferiti stabilmente a Scopoli, frazione montana di Foligno (PG) – nella Valle del Menotre. È qui che il festival è cresciuto, nelle sue varie dimensioni, per la qualità della proposta artistica ma allo stesso tempo continuando a sostenere gli artisti e le artiste della scena underground in un’atmosfera intima e partecipata.

La Crew dell’Holydays Festival Edizione 2025

Come è strutturata attualmente l’organizzazione del Festival? Quante persone ci lavorano? Quanti volontari?

Negli anni, il gruppo si è ingrandito seguendo anche la crescita del festival e nel 2019 abbiamo costituito un’associazione culturale no profit, continuando però ad avere il fattore amicale come legante fondamentale. Le nuove necessità del festival e degli spazi che ci accolgono ci hanno spinto a cercare una forma organizzativa funzionale ma che rappresenti sempre lo spirito collegiale con cui abbiamo visto il nostro progetto. Il principio alla base è sicuramente l’orizzontalità dell’organizzazione: diversi settori autosufficienti ma collegati in un rizoma che fanno funzionare l’organismo del festival. Nessuno “lavora” per il festival. Siamo tutti volontari: un gruppo di circa 50 persone che progettano durante l’intero anno e che accolgono un’ulteriore quindicina di volontari che si mettono a disposizione per i giorni del festival.

Quando iniziate a pensare e programmare al cartellone del festival?

Finito il festival, ci prendiamo del tempo (poco in realtà!) per goderci serenamente il “riverbero” che quell’edizione ha avuto sia sul pubblico che su di noi. All’inizio dell’autunno, mentre la direzione artistica è già in piena fase operativa, ricominciano a mettersi in moto gli altri settori con la progettazione per l’anno successivo.

Come viene effettuata la selezione degli artisti e artiste?

La direzione artistica è affidata ad un collettivo di circa 10 volontari e volontarie, vicini al mondo della musica e del suono in modi diversi (musicisti, fonici, gestori di locali, curatori ecc.). Ognuno si dedica all’ascolto e alla ricerca di progetti artistici da sottoporre al resto del gruppo, che vengono valutati unitamente alle proposte che arrivano dall’esterno.

Su quali generi musicali vi siete e continuate ad orientarvi?

Dal punk wave all’avant-jazz, dall’hip hop al garage rock, dal folk all’art pop, dalla cumbia all’industrial. Ci piace attraversare generi e provenienze, con attenzione all’ascolto di suoni che vorremmo si sentissero e diffondessero di più anche in Italia, come il tsapiky del Madagascar, il gnaoua del Maghreb o l’highlife dell’Africa occidentale, presenti nell’ultima edizione 2025.

Volgendo uno sguardo indietro, quali sono state secondo voi le edizioni più caratterizzanti?

Sicuramente la prima, nel 2015, perché ha dato origine a tutto il progetto: forse la più acerba, spensierata e allo stesso tempo scanzonata. Pochi amici stretti ad organizzarla, impianti rimediati, spazi scovati e resi accessibili grazie all’aiuto di altre realtà del territorio. L’edizione del 2019 che dà inizio alla fase “stanziale” di Holydays a Scopoli: un posto che abbiamo trovato e ci ha trovato, è lì che abbiamo scoperto un nuovo rapporto con il territorio e chi lo vive, permettendoci di crescere come evento musicale e, allo stesso tempo, come elemento sociale di quel territorio. La Comunanza Agraria di Scopoli ci ha accolto negli spazi che, un tempo, erano utilizzati per la sagra e gli eventi estivi del paese, dandoci la possibilità di dargli nuova vita. Ricordiamo certamente l’edizione del 2021: il Festival diventa Holydays Village, un’esperienza di condivisione tra pubblico, musicisti, organizzazione, relatori, guide escursionistiche e artisti residenti, alla luce delle limitazioni imposte allo spettacolo dal vivo. Se, all’inizio, ridurre i numeri a circa 150 persone pensavamo avrebbe limitato le possibilità e l’esperienza del festival, in realtà ci ha poi mostrato che circoscrivere la dimensione allo stesso tempo rendeva più profonda la partecipazione all’evento: gli “abitanti” del “villaggio” non solo fruivano dei concerti ma avevano la possibilità di partecipare a trekking, conferenze e attività diurne. Questa esperienza ha profondamente cambiato il modo di progettare e concepire la nostra tre-giorni.

Quelle con un maggior riscontro di pubblico?

Crediamo che lo spazio che ci accoglie debba essere rispettato e tutelato, motivo per cui dal 2025 abbiamo deciso di limitare gli ingressi – che negli anni sono diventati sempre più consistenti – per garantire allo stesso tempo la giusta vivibilità dei luoghi e fruizione dei concerti e dei servizi.
Parlando invece del riscontro qualitativo e non quantitativo del pubblico – parallelamente al dialogo che lo staff ha direttamente con l’audience sul luogo – negli ultimi 3 anni abbiamo introdotto dei questionari digitali che consigliamo di fare alla fine dell’esperienza del festival e che ci aiutano a progettare migliorandoci per gli anni successivi.

Usate i social per promuovere e documentare il festival? Se sì quali preferite? Li ritenete strumenti necessari per aiutare a conoscere il Festival?

Sì, usiamo Instagram e Facebook principalmente per le comunicazioni funzionali alla diffusione delle attività del programma, ma stiamo cercando di implementare il nostro sito come spazio di narrazione digitale meno frenetico di quello dei social. Nel 2025 abbiamo avviato un progetto di comunicazione epistolare per provare nuovi modi di stare in contatto: abbiamo spedito a realtà e spazi affini al nostro festival, in tutta Italia, una busta contenente dei materiali cartacei di promozione, per provare a ritrovare delle modalità meno impersonali e più dirette.

Come viene recepito il Festival dalla Regione Umbria? Siete radicati sul territorio?

Il festival, nato per rispondere a un’esigenza quasi personale e locale, negli anni è diventato un appuntamento atteso per gli abitanti della zona, con una grande affluenza dalle due province umbre, per i territori limitrofi – come le Marche e il Lazio – ma anche dall’intero territorio nazionale e dall’estero.

Una riflessione, il festival fa parte o ha fatto parte di network nazionali e internazionali? Per fare un confronto penso al festival internazionale di cinema e documentario a tema musicale Seeyousound che aderisce al Music Film Festival Network https://mffn.org/

Non facciamo parte di network di settore, ma la nostra rete si basa su rapporti mutuali con altre associazioni culturali del territorio e no come, tra gli altri, Comunanza Agraria di Scopoli, Circolo Arci Subasio (Foligno), Viaindustriae (Foligno), Circolo Arci Fanfulla (Roma), T-Trane (Perugia), To Lose La Track (Umbertide), Umbria Factory (Foligno), De.Mu (Terni) e Hana-Bi (Marina di Ravenna).

Dal presente al futuro prossimo venturo: state già ragionando sui nomi per la prossima edizione?

Link: Holydays Festival Home Page

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Link: Hoydays Festival Instagram Profile 

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