Ludmilla Spleen ‘Potlac’

(Bloody Sound/Brigadisco/Neon Paralleli/Artista Anch’io/2025)

Il duo noise core marchigiano (bolognese d’adozione) pubblica il suo quinto lavoro in studio, sette anni dopo l’ottimo “Gennariello”. Tuttavia, il duo in questo lustro non è stato con le mani in mano, perché ha fatto diversi concerti.
In “Potlac” sono presenti sette brani che trasudano un’urgenza artistica fatta di visioni ed esistenzialismo. Il titolo del disco, un rituale dei nativi d’America, è stato scelto, perché il duo ha voluto comunicare quel senso di sacrificio che brucia se stesso al fine di rivelarsi e che affronta il limite e lo consuma, trasformando macerie e visioni in materia musicale incandescente.
L’obiettivo è stato pienamente raggiunto, non solo grazie al sapiente lavoro svolto in fase di mix e mastering da Giulio Ragno Favero, ma anche grazie all’utilizzo di sonorità noise, sperimentali e abrasive e a testi caratterizzati da sovrapposizioni di immagini e dalla decostruzione dei significanti, che in alcuni casi si muovono tra eros e rovina, desiderio e annichilimento.
Il lavoro si apre con la struttura circolare e ipnotica di Delenda, che in oltre nove minuti si apre a sonorità ampie, evocando i C.S.I. e strizzando l’occhio al primo post-punk italiano. A seguire il portentoso Scorie, un noise, sporco, distorto e in progressione, che lascia il posto alla vibrante Tedia in cui Filippo Brandi canta con un falsetto inquietante.
La batteria trattenuta di Niki Fabiano Ruggeri rende tesa e dirompente Feria, che diventa gradualmente aggressiva. Con
Latitudine i Ludmilla Spleen ci portano nella confort zone del loro classico sound con una noise-ballad circolare e aggressiva con un alto tasso di frustrazione come gli ultimi Lleroy. Infine se con Buio si rendono umbratili come i Marnero, in
Anschluss provano ad essere accattivanti, ma la loro indole sperimentale prevale, spezzettando il suono, alternando momenti roteanti a un noise estremamente coinvolgente ed irresistibile. Per fortuna!!!

Voto: 9/10

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