
(Bloody Sound/2026)
Il trio jesino Palmer Generator, attivo da sedici anni, con ‘Corpo celeste’, giunge al suo sesto lavoro in studio, a tre anni dall’ottimo ‘Ventre’.
La matrice sonora è sempre il post rock, ma con questo lavoro il gruppo ha fatto un enorme passo in avanti evolvendo il sound. Se ‘Ventre’, infatti, era più legato al noise e al math, in ‘Corpo celeste’ le sonorità meno spigolose, decisamente più morbide, mantenendo da un lato un’attitudine che richiama i GodSpeed You! Black Emperor e dall’altro volge lo sguardo verso le dinamiche emotive dei Mogwai e soprattutto verso la pulsione ipnotica dei Neu!.
Il disco è composto da un’unica traccia, divisa in quattro parti, una sorta di sinfonia post-rock, un approccio non distante da quello dei Sonic Youth, quando pubblicarono ‘A Thousand Leaves’. Non a caso, in ‘Copo celeste’ nonostante siano utilizzati esclusivamente chitarra, basso e batteria, sono facilmente percepibili le tensioni orchestrali e minimali di Glenn Branca.
Nel fluire sonoro le quattro parti sono una consequenziale e complementare all’altra, per cui si parte con la title-track che parte lenta, per intensificarsi gradualmente in un post-rock avvolgente in cui emergono le evoluzioni musicali che emancipano questo lavoro da ‘Ventre’, caratterizzate dalla perfetta integrazione dei strumenti, tanto da sembrare di ascoltare una jam, ma paradossalmente non improvvisata, ma ben strutturata. Si può sembrare un ossimoro, ma è ciò che suscita questa primo tema. La seconda parte, Interludio, è una lunga linea sonora su cui chitarra e basso si lasciano andare a sperimentazioni e le evoluzioni giungono dalle parti di un noise tanto caro agli Slint. Corpo celeste II è l’unico episodio con elementi math, ma nel quale sono compresi anche momenti rilassati, mentre la conclusiva Coda ha sonorità più oscure, contrappuntate da momenti psichedelici e avvolgenti.
Disco consigliatissimo agli amanti del genere!
Voto: 9/10
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