Records Store Day 2026 Parte 1 Elemental Music: Michel Petrucciani, Bill Evans, Cecil Taylor, Freddie King

Parte la disamina della prima parte di uscite jazz e blues che ho voluto selezionare per il Record Store Day di aprile 18, che vedono all’opera il produttore discografico Zev Feldman, presenza abituale nei lidi di Kathodik. In questa prima parte tratterò le uscite della Elemental Music e gli artisti trattati saranno Michel Petrucciani, Bill Evan, Cecil Taylor, Freddie King. Iniziamo.

Michel Petrucciani ‘Kuumbwa’

Questo album arriva dallo scavo compiuto da Zev Feldman nell’archivio del fondatore Tim Jackson, del Kuumbwa Jazz Center, a Santa Cruz, in California. Il disco presenta un superlativo live del 1987 registrato al Kuumbwa Jazz Center, che vede in formazione oltre al leaded Michel Petrucciani, il batterista Eliot Zigmund e il contrabbassista Dave Holland. Michel Petrucciani viene colto in un periodo di ascesa, pianista ventiquattrenne emigrato dalla Francia a New York nel 1984, contratto con la Blue Note Records nel 1986. Nonostante l’osteogenesi imperfetta, la malattia genetica delle ossa che ne arrestò la crescita e lo lasciò in preda a un dolore quasi costante, l’immaginazione e il rigore nel suonare sono squadernati nella pirotecnica esibizione. Petrucciani si diverte a presentare i brani, con un tocco stravagante, che passa da toni romantici a toni funkeggianti, a toni scherzosi, a lunghe cavalcate pianistiche. La forza e l’energia che ci mette nel suonare si trasmettono facilmente agli altri due musicisti che interagiscono con il leader con naturalezza, divertendosi in un jazz svingante, spumeggiante e trascinante. Come sempre in queste uscite il corposo libretto continee approndite note e riflessioni del figlio di Michel Petrucciani, Alexandre Petrucciani, anche lui pianista, del batterista Eliot Zigmund, del pianista Enrico Pieranunzi, del giornalista Thierry Pérémarti, e del cofondatore del Kuumbwa Jazz Center, Tim Jackson.

Voto: 8/10

Michel Petrucciani ‘Luumbwa’ Elemental Music Page

Bill Evans ‘Bill Evans at the BBC’

Seconda uscita curata da Zev Feldman, questa in collaborazione con la Bill Evans Estate, che vede il leggendario pianista Bill Evans in trio con il contrabbassista Chuck Israel e il batterista Larry Bunker, in questa registrazione del 1965, per la prima volta in stampa, per la televisione britannica BBC. L’album combina due episodi del programma intitolato Jazz 625, condotto dal trombettista inglese Humphrey Lyttleton, e vede Evan con il suo nuovo trio, dopo il cambiamento dovuto alla fine del suo precedente trio, per la scomparsa del contrabbassista Scott LaFaro in un tragico incidente nel 1961, e la dipartita del batterista Paul Motian nel 1963 per andare con il pianista Paul Bley. Le due sessioni di registrazione furono registrate durante il periodo di concerti del trio al  famoso club Ronnie Scott di Londra, e vedono Evans esplorare il repertorio tratto dall’album ‘Trio 65’in quel periodo prossimo alla pubblicazione. Il trio si muove tra composizioni come Israel di John Carisi e How My Hearth Sings di Earl Zindars, con gli standard Who Can I Turn To? e Come Rain or Come Shine, con l’aggiunta dei classici di Evans quali Waltz for Debby e Re: Person I Knew, oltre ai suoi preferiti come Summertime, Someday My Price Will Come e Nardis di Miles Davis.
Nel complesso le esecuzioni risultano brillanti, il trio si muove con agilità e precisione, lo swing fluisce naturalmente attraverso i componenti e la musica si esprime con naturalezza, pur nella forma “compressa” della trasmissione, in cui le esecuzioni vengono intervallate da interventi di Lyttleton che “racconta” i brani all’uditorio della televisione inglese. Anche in questo album, che segna la 15° collaborazione con la Evans Estate, troviamo nel libretto un’intervista a Chuck Israel, un saggio sull’eredità di Bil Evans del cantante/pianista Jamie Cullum e del pianista James Pearson direttore del Ronnie Scott di Londra, e annotazioni dello studioso Marc Meyers.

Voto: 8/10

Bill Evans ‘Bill Evans at the BBC’ Elemental Music Page

Cecil Taylor Unit ‘Fragments The Complete 1969 Salle Pleyel Concerts’

Terza uscita, questa del Cecil Taylor Unit, comprendente Cecil Taylor al pianoforte, Jimmy Lyons al sassofono coltralto, Sam Rivers al sassofono tenore e al flauto, Andrew Cyrille alla batteria. Dalle note di presentazione si legge che “la formazione di questo album esisterà solo per un anno. A gennaio 1969 Sam Rivers viene invitato ad unirsi al trio, e la formazione così costituita a giugno si reca in Francia, presso Fondation Maeght in Costa Azzurra, dove risiede per quasi due mesi e tiene due concerti alla fine di luglio. La formazione si mescola “contaminandosi” con gli artisti, pittori, scultori, ballerini, residenti nella Fondazione, e tiene due concerti alla fine di luglio. Uno di questi fu pubblicato come triplo lp, ‘Nuits De La Fondation Maeght’ (uscito negli Usa come ‘The Great Concert of Cecil Taylor’). La formazione fu poi invitata dal produttore George Wein ad aprire i concerti della Duke Ellington Orchestra, insieme alla band di Miles Davis, in un tour di 15 date tra ottobre e novembre 1969, pubblicizzato come il Newport Jazz Festival in Europa. L’itinerario includeva concerti a Milano, Roma, Vienna, Londra, Copenaghen, Stoccolma, Berlino, Rotterdam e due esibizioni, uno spettacolo pomeridiano e uno serale, alla Salle Pleyel di Parigi. Questi due spettacoli vengono qui presentati per la prima volta in maniera integrale e in tutta la loro incredibile creatività. I concerti comprendevano una maratona di un unico brano, creato ex novo ogni volta, ma “innestato” nella composizione, sia Rivers che Lyon suonavano con gli spartiti, soprannominato “Fragments of a Dedication to Duke Ellington’. Entrambe le esibizioni furono inoltre filmate dalla troupe della ORFT, la rete televisiva e radiofonica nazionale francese, ma non furono pubblicate ufficialmente in nessuna forma. Ben venga allora quest’uscita che colma una incredibile lacuna.
L’ascolto delle registrazioni è emozionante, Taylor è incredibile, “assalta” la tastiera e produce una tempesta controllata di note che catturano l’ascoltatore, in un serratissimo dialogo con Andrew Cyrille, mentre Rivers e Lyons si destreggiano in un continuo interscambio tra fiati che emoziona e avvince. Un continuo saliscendi di suoni che producono letteralmente “visioni”, un interplay incredibile e magmatico, il set è avvincente ed eccezionale. Questa registrazione, esclusiva per il Record Store Day, è stata prodotta come parte di una consolidata partnership tra l’INA (Institut National de l’Audiovisuel), l’archivio nazionale audivisivo francese, e il produttore Zev Feldman, che ha collaborato con l’INA in passato per le registrazioni tra gli altri di Albert Ayler, Yusef Lateef e tanti altri. A completamento dell’opera un corposo libretto include un approfondimento dei rapporti musicali e personali tra Cecil Taylor, Duke Elligton e Miles Davis del giornalista e studioso americano Philip Freeman, autore della biografia dedicata alla figura di Cecil Taylor ‘The Brevwing Luminous: The Life & Music of Cecil Taylor’ (recensita qui). Include anche riflessioni di Andrew Cyrille, l’ultimo membro sopravvissuto della formazione Unit del 1969, la vedova di Jimmy Lyons, Karen Borca, la moglie di Sam Rivers Monique, il batterista Jack DeJohnette (membro della band di Miles Davis nel 1969) e del pianista Matthew Shipp.

Voto: 9/10

Cecil Taylor Unit ‘Fragments The Complete 1969 Salle Pleyel Concerts’ Elemental Music Page

Freddie King ‘Live at Nancy Jazz Pulsations, 1975’

La quarta produzione della Elemental Music si intitola ‘Feeling Alright: The Complete 1975 Nancy Jazz Pulsation Concerts’, e presenta il gigante della chitarra blues Freddie King dal vivo al festival francese Jazz Pulsation Festival nell’ottobre 1975 di fronte a 50,000 fan in adorazione. Questa edizione, recuperata dalla ORFT (Office de radiodiffusion-télévision française) vede la luce grazie alla collaborazione tra il produttore Zev Feldman e la Freddie King Estate. L’album vede il Texas Cannonball, come veniva chiamato, alla chitarra e alla voce, accompagnato da Alvin Hemphill all’organo, Ed Lively alla chitarra, Lewis Stephens al piano, Benny Turner al basso, Calep Emphrey alla batteria. Il concerto è trascinante, avvincente, King si svela al pubblico in tutta la sua arte nella trasposizione della tradizione blues con un approccio moderno, intenso, con una sequenza di brani incandescenti, tra cui la bellissima esibizione di Have You Ever Loved a Woman, seguita dalla versione di Whole Lot of Lovin di B. B. King, con aggiunti vari standard blues quali Sweet Little Angel, Got My Mojo Working, The Things I Used to Do, Sweet Home Chicago, Messin’ with the Kid, Danger Zone, Stormy Monday. Inoltre Freddie King aggiunge due brani iconici della musica Rock, diventati parti fondanti del suo repertorio live, quali il brano di Dave Mason, Feeling Alright, reso celebre dai Traffic e da Joe Cocker, e il brano di Don Nix Goin’ Down.
Anche per questo album il corposo libretto include note di copertine del giornalista musicale e storico Cary Baker, un saggio del produttore Zev Feldman, dalla moglie di Freddie King e amministratrice della fondazione Wanda King, e dal chitarrista dei ZZ Top, Billy F. Gibbons.

Voto: 8/10

Freddie King ‘Live at Nancy Jazz Pulsations, 1975’ Elemental Music Page

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