Adriano Zanni ‘Estratti Di Giorni Cupi’

(Boring Machines 2025)

Il suono e l’immagine o l’immagine e il suono.
Difficile a dirsi nell’opera di Adriano Zanni.
Una costante oramai, una necessità quasi fisica per l’autore.
Foto invernali, scattate fra il 2015 e il 2017, l’analogico e il digitale, Ravenna e quel che intorno c’è.
In auto, guidando, pioggia e nebbie, precarietà e silenzi, un palo, dei pali, un palo, dei pali, muri sbrecciati, muri abbandonati, muri sbrecciati e muri abbandonati, linee elettriche, linee elettriche e centraline che i fulmini divorano spesso, un silo, un covone, un cancello, sembrano in attesa del loro padrone che non tornerà, tutto quel che passa, non tornerà.
Immagini per le orecchie e suoni per gli occhi, un filo malinconico, esile e potente allo stesso tempo, certo e sicuro di chi è e di quale è il suo posto.
Che principia da piallature industriali, sempre più sottili, sempre più sottili.
Isolazionismo, l’ultima forma (maneggiata come andrebbe solo da pochi nel tempo) di vera e propria lisergia (la luce accecante e improvvisa in, Pura Bruma, Poi La Pioggia), un cane, altro cane, alberi smossi dal vento, il mare cupo della costa.
Di me e di te, come deve essere non c’è traccia.
La terra, troverà cura al nostro essere il male, sarà un impercettibile sibilo pressorio quello che segnerà un nuovo inizio.
Gli animali totemici di Burroughs e i paesaggi spinali di Ballard, i Main del periodo “Firmament” / “Motion Pool”, i Cranioclast, Delta Sleep Inducing Peptide, Mick Harris in compagnia del sublime Bates, ma anche Breathless, e, chi nulla cercava e nulla voleva trovare, Tim Hardin, Nick Drake, Syd Barrett e la pietra dura Cash.
Per pochi, il senza parole di Logoplasm.
Conosco bene queste vibrazioni, quando la testa crolla sul petto e ti sforzi di rialzarla, poco distante, qualcuno saluta muto e per sempre sarà con te.
CD + Libro o Libro + CD.
Siate veloci, dimenticate fame e parole.
Conta solo questo.

Voto: 8.5/10

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