
(Stradivarius 2025)
Fondato nel 2018 tra le mura del conservatorio di Novara, il Quintetto di ottoni formato da giovani musicisti – Erika Patrucco e Michele Tarabbia alla tromba, Federico Armari a corno, Nicolò Bombelli al trombone, Marina Boselli all’euphonium – propone in questo disco un repertorio diversificato, da Berio a Ellington e Gershwin, passando per compositori italiani contemporanei come Alessio Manega (History of Mok), Corrado Saglietti (Encore, Blues) e Giuseppe Garbarino (For Brass), con un piglio ritmico-dinamico e un gioco di timbri che da subito cattura l’ascoltatore.
Il quale sin dalle prime note di Call è appunto chiamato a lasciarsi trasportare in questo coinvolgente viaggio musicale con attenzione e partecipazione. Questo brano iniziale, non è certo di facile ascolto, ma ci aggancia con i suoi rimi sincopati e il gioco tra gli squilli e i caldi sapori degli ottoni che ci accompagneranno per tutto il disco. Sicuramente bella e affascinante è l’esplorazione delle pagine dei tre menzionati compositori italiani – capaci di costruire storie che il quintetto narra tramite una espressiva pittura sonora e una notevole bravura tecnica; ma, forse per la facilità con cui queste musiche solleticano le mie corde musicali, la Duke Suite e i due brani di Gershwin (Love is here to stay e Four hits for five) son ancora più accattivanti, e dimostrano quanto un’interpretazione sapiente di un efficace arrangiamento di un tema sia a volte tutto ciò di cui si ha bisogno per soddisfare il nostro appetito musicale, in particolare quando lo swing e l’amalgama sonoro sono accurati così come nel caso in questione.
Voto: 8/10
