Public Eyesore Label: una carrellata sulle ultime uscite a cura di Marco Carcasi

Ci eran rimasti impigliati fra le dita questi titoli di casa Public Eyesore, come solito, un gran non separar il grano dalla pula, la farina ottenuta, qualche vertigine la può dare.
Vi avviso ma non vi salvo.

Dennis Palmer ‘White Wuff’

(Public Eyesore 2024)

Dennis Palmer (synths e voce), era un brillante improvvisatore statunitense scomparso nel 2013.
Musica out, feroce e carnale, piena di spine, rose e spigoli.
Luci, graffi ed esotica fantasia.
Col batterista/percussionista Bob Stagner formavano il duo Shaking Ray Levis, e lo potete intercettare a darci dentro con gente bella come Gino Robair, Steve Beresford, Amy Denio e Derek Bailey.
Queste son registrazioni del 2012 oggi fuori (santa Public Eyesore).
Con Jessica Lurie, Frank Pahl, Col. Bruce Hampton e il Bob di cui sopra.
Poco da girarci attorno, musica bellissima, fuori asse e a bocca piena, Sun Ra, spunti etno, sfuriate coinvolgenti, art/avant col sorriso stampato (e un randello in mano), chi vuole, può anche ritrovarci briciole di teatro Waits e grazie Slapp Happy.
Per farla breve, togli quel cd dal lettore e senti questo.

Voto: 8.5

Amanda Irarrazabal / Marco Albert ‘Ōg-‘

(Public Eyesore 2024)

Registrazioni da Mexico City, per il duo istantaneo composto dal contrabbasso/voce e synths modulari della compositrice cilena Amanda Irarrazabal e la voce/loops e feedback dell’italiano Marco Albert.
Trattenimenti straniti, crepitanti il giusto, di forme e dettagli con cura assemblati che non sbracano mai nello sbadiglio.
Ricerca vocale (tra singulti, angeli e catarri), evoluzioni d’archetto e polveri sottili in sospensione (l’allegro chirurgo dei bei tempi, il nostro primo approccio industrial).
Dai si!

Voto: 8

Cast Off Form ‘Strings’

(Public Eyesore 2025)

Dal Nebraska, con chitarra/percussioni/effetti sul versante pietroso impro/noise.
Spigolature aguzze di mixer in feedback, accartocci ed ipnotici battiti feroci, tutto si raggruma e sborda.
“Kollaps” ed un fascio di statica, intercettati felici sulla radiolina a transistor dei ricordi.
Strings Two, viaggia fra dronamenti domestici e misticismo da cantiere.
Ti basta?
Mi basta.

Voto: 7

Philip Gayle ‘Sunrise Crazy’

(Public Eyesore 2025)

Philip Gayle se ne vive in Giappone e di questi tempi forse è meglio.
Si circonda di una cerchia di musicisti locali e conosce il principio del: comincio/sviluppo/concludo.
Tante corde, tasti, percussioni e voci, di media sul bimbo/giocattolo in acido, che a volte, pare un metronomo degli Appalachi gestito da buffi omini verdi parecchio fuori valvola.
Folk music in collisione avant, a tratti irresistibile (Oh Wow).
Micetti ululanti al chiar di luna, tutto un arruffo di pelo e unghie, più in fondo, le ossa.

Voto: 8

Viddekazz2 ‘Sounds Of Silence’

(Public Eyesore 2025)

Da Tokyo, quattordici veloci randellate per il duo punk/noise, Viddekazz2 (Miyano/voce e chitarra, Kick-c/batteria).
Schegge furiose di pochi secondi e un numero da diciotto minuti.
No wave in orbita DNA, tambureggiamenti famelici alla Lightning Bolt, voci soffocate ma non aggressive.
Pure un pezzo flamencato finché non si rompe (Child In Time), l’estensione fiume di Top Of The World a sfasciarti tanto, la conclusiva From Here To Eternity a carbonizzare i residui.

Voto: 8

Marco Carcasi

grahgreen@yahoo.it

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