
(Aut Records 2025)
Friedrich Micio: chi è costui? Non cercate su wikipedia, non vi dirà nulla al riguardo. Lavorate con l’immaginazione: trattasi di un fantomatico compositore della cui opera il trio formato da Enrico Milani (violoncello), Matteo Minotto (ance), e Pietro Pontini (violino) ci offre, in questo audace e imperdibile Cd della Aut Records, una retrospettiva della produzione risalente alla prima metà del 21esimo secolo (come se fosse già alle nostre spalle…). I tre si disimpegnano anche alle percussioni e a strumenti più esotici e inusuali come lo yoyoshu (un flauto di bambù giapponese), il pianoforte giocattolo (reso celebre da John Cage), e lo hulusi (aerofono ad ancia libera originario della Cina). Musica da camera punk (“punkammermusik”): così ci viene presentata l’opera di F.M., e possiamo dire che la definizione calza a pennello. Le sette tracce eseguite – o composte? – dal trio si giocano (letteralmente) sull’alternanza e la giustapposizione dei materiali più disparati, che spaziano dal rock al klezmer, dalla musica scritta a quella improvvisata, il tutto con un gusto dello sberleffo (penso ad esempio alla citazione sghemba del celebre incipit dalla Sagra stravinksiana in “L’orchite della fiabe” – a proposito, occhio anche ai titoli dei brani) quantomai sfrontato. La ricerca continua della sorpresa e dello spiazzamento può ricordare lo “zapping” esercitato da Zorn nell’omonimo brano, ma sotto l’andamento rapsodico si può ravvisare qui una sorta di “logica dell’irriverenza” – passatemi l’espressione – che mantiene il discorso musicale coeso, seppure in modo del tutto personale. La musica di Micio graffia – sì, l’ho scritto davvero -, diverte, sorprende, avvince. Attendiamo fiduciosi una retrospettiva della produzione relativa alla seconda metà del 21esimo secolo del funambolico compositore italo-tedesco (me lo immagino così) e dei suoi tre impavidi interpreti.
Voto: 7,5/10
