Chevreuil ‘Stadium’

(Computer Students™/2026)

A vent’anni di distanza dal loro ultimo disco in studio, i Chevreuil tornano a farsi sentire, con un lavoro che è un punto di rottura e un nuovo inizio. Con questo “Stadium” doppio album, Julien F. e Tony C. firmano una vera e propria rinascita artistica, gettando un ponte d’acciaio tra le intuizioni del loro passato e le infinite possibilità del futuro.
Più che un disco, “Stadium” è un evento concettuale, un’installazione sonora che dimostra come il tempo non abbia minimamente scalfito la loro urgenza espressiva. La musica, infatti, che possiamo ascoltare è frutto non di un lavoro svolto in sala prove, ma di un’idea performativa e installativa.
Senza un bassista a fare da collante, Julien e Tony hanno lavorato sul concetto di “magnetismo”, con la chitarra e la batteria che si attraggono e si respingono in un’alchimia spontanea e quasi fisica.
La loro estetica si fonda su tre pilastri: riduzione, ripetizione e architettura sonora. Il risultato? Un paesaggio sonoro minimale ma devastante, dove ogni brano è un blocco di energia pura incastrato con la precisione di un monumento brutalista.
Registrato rigorosamente dal vivo, mantenendo intatto quel rigore metodologico che da sempre li contraddistingue, con “Stadium”, il duo utilizza per la prima volta sfumature elettroacustiche e timbri sintetici, espandendo il loro spettro sonoro senza snaturarlo.
I concetti che muovono il disco sono tanto affascinanti quanto esoterici: la fisica quantistica, la teoria della musica delle sfere, la radioattività e il magnetismo si trasformano in vibrazioni concrete e metamorfosi sonore. Ogni lato del doppio LP è un microcosmo di quattro brani, ascoltabili sia separatamente sia come un continuum, offrendo un’esperienza fluida e avvolgente. Il disco si muove tra scariche di pura adrenalina e ipnosi geometriche.
Vari i passaggi chiave di “Stadium”. Alliage Atoll II sono l’inizio e la fine del viaggio, accomunati dall’evocazione dei Battles. Il primo per la precisione geometrica e le chitarre sintetiche, mentre il secondo per la coda liquida, avvolgente e straordinariamente raffinata.
Con Tartarus e Aria si scende negli inferi del noise. Se Tartarus è un vortice sperimentale che mette a dura prova i timpani, Aria taglia l’aria con una brutalità che unisce la chirurgica spietatezza degli Shellac all’impatto frontale degli Unsane. Restando in ambito noise, con Plexus possiamo scomodare i Jesus Lizard, in quanto il brano è un assalto tirato e potente che si colloca esattamente al confine tra il metal matematico e le nevrosi del gruppo guidato da David Yow.
In Theorus Macrocosmus, Hypnosis e Magnus, il duo pone al centro dell’attenzione la psichedelia, con ritmi strutturati che avanzano e retrocedono in un loop ipnotico, arricchiti da cambi di registro dinamici e atmosfere lisergiche.
Infine se Quantum con l’electro-rock sperimentale e futuristico ridefiniscono in buona sostanza i confini del loro suono, con Opus e Sanctus torna l’amore per il noise di Chicago degli anni ’90, trattandosi di brani carichi di tensione, fatti di arrovellamenti sonori e feedback taglienti.
Con “Stadium”, i Chevreuil dimostrano che si può rimanere fedeli a se stessi pur rivoluzionando la propria formula. Dopo vent’anni di silenzio, il duo francese non ha perso un briciolo della propria spinta evolutiva. Questo disco è un invito a perdersi nelle frequenze di un magnetismo a cui è impossibile resistere.

Voto: 9/10

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