
(Specula 2025)
Tra tutti i vari concetti introdotti dalla psicoanalisi, Freud ne introdusse uno che vive una sorta di analisi continua, perché siamo capaci di intenderlo ma quasi mai di spiegarlo per via concettuale. Solo l’arte ci viene in aiuto. Sto parlando del “perturbante”, cioè di quella cosa che ci fa paura pur essendo familiare, nota, vicina.
Chi non ha mai sentito il tema di Twin Peaks? Appartiene ormai alla nostra struttura mentale, così come l’indagine sulla spaventosa (ma fino a un certo punto, in fondo è familiare) morte di Laura Palmer.
Alcune musiche hanno questo potere: si infilano dentro la mente e plasmano non solo il cognitivo, ma anche il modo in cui viviamo le emozioni e le sensazioni. Si badi: sarebbe facile dire che la musica ci dà emozioni e sensazioni; è più difficile invece capire quando creano una specie di imprinting entro cui emozioni e sensazioni si danno.
E’ un po’ anche lo stesso lavoro che fa Teho Teardo con la sua elettronica: questa crea lo sfondo entro cui accadono voci, come quella di Abel Ferrara che dialoga in maniera compassata con gli archi in And the Birds Will Have Their Say, o come quella di Keleey Forsyth che sembra cantare un peana al cielo in L’insonnia delle rondini.
Ci sono vari rimandi al mondo degli uccelli, e nelle note di copertina l’autore racconta di come si fermi le notti a registrarne il canto. Anche il pianismo di Stefano Bollani in questo disco diventa molto minimal e lirico, ricorda l’esile corpo di un volatile: si ascolti per esempio Fuochi Alleati.
Questo disco lavora nell’etere, come fanno certe immagini che non ricordiamo ma che continuano a guardarci. E allora il perturbante torna lì dove è sempre stato: non nell’oggetto, ma nello scarto tra ciò che crediamo di conoscere e ciò che continua a sfuggirci. È in quello spazio minimo — quasi impercettibile — che queste musiche trovano il proprio nido. E da lì non se ne vanno più.
Voto: 8,5/10
Teho Teardo ‘Plays Twin Peaks and Other Infinitives’ Page
