Malagnino MJ ‘Amr’

(Autoproduzione 2015)

Il silenzio ci può stare, è vita che scorre nel
mezzo.
Ci siam persi di vista nel 2011 con Malagnino,
dall’ottimo doppio cd-r “Qua’ndo Lu Cautu Se Mori” in
sella al progetto/orchestra istantanea Psss Psss Pssss.
Vedessi
i capelli bianchi che ho messo.
Passa a me, passa a te.
Il
ritrovarsi che porgi, s’aggruma lungo un quattro movimenti dai tratti
ambientali.
Racchiusi in una sensuale confezione homemade –
cartone/colla/stoffa/gesso/spilla.
“Amr”, si posiziona
dalle parti di una fluida serialità, riflessiva e
rugginosa.
Poco, nulla o niente, un pianoforte rotto, nastri
magnetici, qualcosa che sbatte, ambienti e movimenti.
Che appare e
si pone, in ostinata manipolazione di una scia inceppata e in
reverse, elettrica e miagolante, distratta e rallentata
(Gggg).
Procede, sbattendosi fra nevrosi ritmiche
d’appartamento, corde e dissonanze (Emme).
A romper ciò
che capita e si può, isolati in un paesaggio di scorie,
detriti e un brandello di suono malinconico e febbrile (Elle
+, in quota Philip Jeck / Basinski).
Nelle orecchie
il vento, un’orizzonte sfocato (sembra mare quello in fondo) e
l’assordante minimalismo ascensionale di Vù Vù.
Sono
di una tremolante serenità, mi basta.
Questo è
l’oggi.

Voto: 8

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