Sofia Gubaidulina ‘Figures of Time’

(Naxos 2025)

Figura tra le più importanti della musica “colta” prodotta a cavallo del XX e XXI secolo, la compositrice russa (da poco scomparsa) Sofia Gubaidulina (1931-2025) è la protagonista di questo affascinante, e per certi versi sorprendente, CD della Naxos. Ho detto sorprendente perché ci viene mostrato il lato forse più accessibile – se così si può dire – della musicista, a partire da Introitus, concerto per pianoforte e orchestra da camera del 1978, qui presentato nella forma revisionata (nel 2016) con la collaborazione della solista, la pianista italiana Alice Di Piazza. Si tratta di un’opera in cui la dialettica tra consonanza e dissonanza, da sempre al centro dell’esplorazione di Gubaidulina, si dipana in quattro sezioni distinte – ma continue – di grande concentrazione espressiva, rafforzata anche da un uso parsimonioso del pianoforte che esaltano le qualità interpretative della Di Piazza (la quale può vantare uno stretto legame con la compositrice russa). La stessa Di Piazza esegue – di nuovo, magistralmente – il brano più datato del Cd, la Chaconne per solo pianoforte del 1962. In questo brano la Gubaidulina si confronta con una forma della tradizione classica, disegnando un percorso fatto di variazioni che raggiungono il loro culmine in una sezione centrale di grande densità contrappuntistica, per poi tornare ad atmosfere più introspettive e concludersi con una discesa – musicale e forse anche spirituale – verso i registri più bassi della tastiera. Il sincretismo stilistico della Gubaidulina tocca il suo apice nell’imponente lavoro orchestrale – circa 30 minuti di durata (a proposito: le indicazioni relative alla durata dei brani che trovate nel Cd sono, ahimè, tutte sbagliate) – Figures of Time (1994). Qui l’Autrice fa ricorso al silenzio come elemento strutturale per creare ponti invisibili – e inudibili – tra momenti altamente contrastanti, come pensosi passaggi di flauto, suoni pre-rerigstrati, ed esplosioni telluriche dell’orchestra. Ma la vera sorpresa del CD arriva alla fine, con Reuve Music (1976, poi revisionato) per orchestra sinfonica e jazz band. Il brano si apre con le consuete sonorità un po’ sinistre care all’Autrice, tra le quali tuttavia fa improvvisamente capolino una linea di basso (elettrico) serpeggiante dalle movenze funky, da cui prende forma un patchwork davvero accattivante di jazz, disco, musica da film, musica “seria”, e (di quando in quando) vocalizzi stranianti. Una Gubaidulina post-modern ante-litteram che davvero non immaginavamo, e che costituisce un ulteriore motivo di interesse per un CD assolutamente da non perdere.

Voto: 7,5/10

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