
(Autoproduzione 2025)
Debutto discografico per la compositrice e musicista palermitana Marta Sollima che con questo ep di 6 brani ci apre il suo diario intimo composto duranti gli anni di passaggio dall’infanzia all’adolescenza
Si tratta di testi scritti fin da piccolissima, come ci racconta, quando andava a condividerli coi i suoi compagni si accorgeva di non venire compresa, e da qui nasce il suo sentirsi “strana ”, quell’irregular che da titolo all’album.
Un album di cantautora(r)t-o che scorre via bene nei suoi venti minuti di durata, e fa emergere essenzialmente due aspetti fondamentali del progetto: la voce dell’autrice siciliana molto intensa dal punto di vista interpretativo ed espressivo.
Insomma, il mezzo tecnico è notevole (ha studiato canto e armonia a Palermo e Milano) e colpisce la sua duttilità nel passare dai toni più cupi e malinconici a quelli più leggeri e scanzonati.
Si sentono chiare influenze delle varie Bjork, Kate Bush, Tori Amos, Regina Spektor, tutte artiste con una forte personalità vocale che la Sollima dichiara di aver ascoltato tanto.
I testi dei brani come abbiamo detto riguardano gli anni giovanili e son principalmente immagini astratte che testimoniano le inquietudini e l’irrequietezza comuni a quell’età.
Altro elemento fondamentale di questo primo lavoro sono gli arrangiamenti delle canzoni, curate dal padre di Marta, Giovanni Sollima – compositore e violoncellista di fama internazionale – che riesce a dare una forma sofisticata e sperimentale al mondo cantautorale della figlia.
Si ascoltino ad esempio i 3 minuti onirici e sospesi di A Software in the Sea dove si incastrano egregiamente marimba, arpa celtica e mandolino o la delicata Remembering Sadness che vede il contributo del flicorno di Paolo Fresu assieme alla batteria di Giovanni Giorgi.
Sfogliando il booklet del disco, tra i bei ritratti fatti da Santi Caleca e una foto in b/n della dodicenne Marta Sollima realizzata da Letizia Battaglia, una delle più importanti fotografe italiane, nonché nonna dell’artista palermitana, arriviamo alla pagina dei credits.
Dove leggiamo i numerosi strumenti musicali che hanno dato forma a questo crossover tra cantautorato pop-rock e jazz, ben fatto e per niente banale considerando che si tratta di un esordio.
Brava!
Voto: 7/10
