
(Overdrive/2026)
Nella quasi cinquantennale carriera il momento più critico per la band principe del post-punk è stato il biennio tra il 1988 e il 1990. Dopo l’addio del batterista Paul Ferguson e del bassista Paul Raven, la band si era arenata in un synth pop freddo e poco convincente con “Outside” The Gate’ (1988), che li aveva lasciati sommersi dai debiti e dalla critica. Sembrava la fine, invece con uno scatto di reni resiliente, la band riuscì a riscattarsi da quella crisi.
La band, con i nuovi innesti, tra i quali il nuovo batterista, ex PIL, Martin Atkins, si approcciò ulteriormente all’industrial e andò a registrare questo disco a Chicago con la supervisione di Steve Albini.
Inizialmente Walker e Atkins si chiusero in uno scantinato con il cantante-chitarrista degli Shellac per registrare alcune demo strumentali, senza la voce di Jaz Coleman. I tre si accordarono in modo importante, tanto è vero che le linee di basso distorte e gli oscillatori caotici crearono un’energia grezza che (finalmente) spazzò via il pop cerebrale degli anni precedenti.
Money (Demo), infatti, è scarna, noise e serrata, mentre l’inedita Unreleased si distacca dalla furia generale, rallentando in un viaggio malinconico e nostalgico, richiamando le atmosfere oscure e raffinate del loro “What’s THIS For…!” (1981), in un post-punk rocambolesco. Con Scrape/North Of The Border (Demo) la band inglese si esprime con ballabile groove funky che evoca i Gang of Four. Irresistibile è Money (Reflex Mix) con un ritmo industrial-dance che avvolge, travolge ed eccita da morire l’ascoltatore.
Nel secondo lato del disco troviamo la registrazione del primo concerto di Martin Atkins con i Killing Joke, tenutosi al Burberries di Birmingham il 20 dicembre 1988, all’interno di un piccolo club saturo di adrenalina e claustrofobia, dove la band incendiò il palco con brani che avrebbero poi composto “Extremities, Dirt and Various Repressed Emotions”. I brani presenti sul disco di quel live sono le versioni embrionali ma piene di vitalità di “Extremities” e The Beautiful Dead, che già allora erano intrise di sonorità industrial metal, questo sicuramente anche grazie all’esperienza di Atkins nei Ministry.
Tra le chicche di questo live c’è l’inedito The Fanatic, che oggi appare profetico, in quanto le sue trame ritmiche anticipano le influenze mediorientali che la band avrebbe esplorato anni dopo in “Pandemonium”. Tuttavia,
il culmine del concerto giunge con la performance esplosiva di Intravenous, dove la batteria di Atkins esplode in detonazioni ritmiche che lasciano senza fiato.
“Extremities, The Albini Demos And Live Beginnings ’88” non è un disco per chi cerca un ascolto leggero, bensì un documento storico, un tassello indispensabile per i cultori della band, perché registra il momento storico in cui Geordie Walker e Martin Atkins salvarono letteralmente i Killing Joke, riportandoli in vita con rabbia e orgoglio.
Voto: 9/10
