Dooom Orchestra ‘Our Sea Lies WIthin’, ‘Our Sea Lies Within II’

(AUT Records 2024)

Un lavoro collettivo complesso quello cui Francesco Cigana (batteria, percussioni, oggetti) e i suoi accoliti hanno dato vita per la vivacissima etichetta di musica esplorativa AUT records. Tra psichedelia e sciamanesimo, improvvisazione e post-rock, il primo dei due album è caratterizzato da una patina di oscurità e tetraggine inquietante minimalismo che si trascina per tutto l’album, e talvolta da un inquietante minimalismo. Roc Molek, ad esempio, voci eteree e misticheggianti si alternano, talvolta sovrappongono – imploranti, aspiranti, desideranti, interroganti, straziate e strazianti, urlanti – a paesaggi ruvidamente rumoristici. Vicia Faba è attraversato da un caos magmatico ritmicamente scandito, mentre in Lysa Hora gli archi e la chitarra elettrica distorta generano un’atmosfera di inquietudine torva. Altrove, penso all’incipit del violino in Sicilian magia, si aprono spazi per episodi lirici, o presunti tali, dato che sono spesso poi incrinati dal nervosismo poco rassicurante che incalza. Il suono stridulo del violino tornerà nell’ultima traccia Ram Setu, puntellato da rumori di disturbo e avvolto in un manto atmosferico; ha comunque un andamento narrativo, con alcuni eventi salienti: in particolare l’intrusione della voce in corrispondenza di rumori che sembrano ricordare l’aprire scricchiolanti porte e lo spostare pesanti oggetti. Sinistra sarà comunque la calma del finale.

Più breve, e forse più graffiante, il secondo album. Certo, l’incipit con la voce femminile implorante/gemente che introduce a un magmatico incalzante rituale sembra riprendere le tonalità emotive del primo (che aleggeranno senz’altro in diverse occasioni). Solo che qui (Sicapoo) la pulsazione è più cadenzata, l’effetto trance più ipnotico, il ritmo più fluido, per quanto ruvidi siano ancora il sound, il timbro, le dinamiche. Già dal secondo brano (Vegvisir), l’introduzione del piano rimodula le atmosfere, sebbene l’iniziale insistenza reiterata e ostinata su poche note ribadisca il carattere compulsivo e ossessivo delle atmosfere dipinte dai suoni della band. Suggestivo il batti e ribatti, quasi a cappella, dei sax che fa da premessa a un episodio di caos di gruppo, con percussioni, voci e sax alla ribalta sino alla conclusione in cui il piano, lasciato solo, offre qualche spunto à la Monk. Dopo l’orgia sonora collettiva di Jade Monkey Temple, le voci (espressive nel loro tormentarsi e gemere) tornano a cominciare insieme a violino, chitarra e qualche morbido lontano eco percussionistico il brano successivo (Enuma Elish), che fino alla repentina fine resta frammentario e materico, benché ricco di episodi energetici.

Ogni brano ha le sue particolarità – l’inizio di East River Prayer colpisce per l’intensità della preghiera che chitarra distorta e voce, e poi altri strumenti, offrono agli elementi. Ma per le mie orecchie (forse troppo sempliciotte?) il brano più emblematico dei due album è lo scoppio di gioia corale che, dopo una placida lunga introduzione pianistica e un intervento deciso di batteria e percussioni, propone l’inno EWHPTIV, che convince anche per il modo in cui si sfilaccia e conclude con un sibilo finale del sax. Non è la conclusione vera e propria dei due lavori, che finiscono con For all things to come – una sorta di ondivago e poco rassicurante lungo ohm corale che sfuma nel nulla. Ma è la melodia che alla fine rimane in testa.

Il carattere sperimentale ed esplorativo dei due dischi – certamente congegnati e suonati da musicisti consapevolmente dotati e capaci di conseguire un sound convincente e originale – è esplicito; ed è lodevole questa volontà di andare oltre con il suono – preludendo forse anche a un oltre esperienziale (che starà magari dentro di noi, come comunica il titolo del doppio album, ma è sommerso nel profondo – e, en passant, forse questa misteriosa profondità

riecheggia anche nei titoli, per lo più direi inconsueti, dei brani) . L’esito estetico è inevitabilmente consegnato alla disponibilità a un ascolto aperto e altrettanto esplorativo.

Voto: 7/10

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