
(Naxos 2025)
Ci sono due modi in cui approcciare i lavori del compositore statunitense Michael Daugherty (n. 1954). Possiamo concentrarci unicamente sull’aspetto strettamente musicale, e apprezzare i vari elementi che compongono la tavolozza stilistica dell’Autore: l’esuberanza ritmica; l’uso ingegnoso della forma della variazione sul tema; le intricate trame contrappuntistiche; la ricchezza degli impasti timbrici; i frequenti rimandi alla musica pop e jazz; e via dicendo. Oppure possiamo associare questi tratti, percepibili all’ascolto, con le fonti extra-musicali che da sempre ispirano Daugherty, da tempo affermato cantore della cultura americana nei suoi vari aspetti (storici, artistici, di costume, e così via). Ecco allora che le toccanti melodie del violino solista di Anne Akiko Meyers in Blue Electra (concerto per violino e orchestra del 2022) ci raccontano i sogni e le visioni di Amelia Earhart – pioniera dell’aviazione ed emblema del femminismo, scomparsa quarantenne nel 1937 mentre tentava di compiere il giro del globo in aereo (di recente anche Laurie Anderson le ha dedicato un’interessante opera) -, laddove le sonorità jazz del secondo movimento ci rimandano al suo periodo parigino, ricco di gioie e riconoscimenti. Analogamente, le ingegnose trasformazioni a cui viene sottoposto il trascinante groove ritmico che apre Last Dance at the Surf (lavoro orchestrale del 2021 in un unico movimento) ci riportano idealmente ai fasti della “Surf Ballroom”, inaugurata nel 1934 a Clear Lake, dove si esibirono per più di un ventennio le più celebrate star del jazz e del rock&roll a stelle e strisce. Ancor più ricca di corrispondenze è To the New World (lavoro orchestrale del 2019, scritto per celebrare il cinquantesimo anniversario della missione denominata Apollo 11 e del conseguente allunaggio): se nel primo movimento Daugherty si pone il compito di restituire il senso di trepidazione e stupore degli astronauti che per primi misero piede sulla luna, nel secondo trasforma le famose parole di Neil Armstrong (“one small step for man, one giant leap for mankind”) in una melodia sincopata e contagiosa, che ne amplifica il carattere iconico. Daugherty si conferma abilissimo nel maneggiare questi (e molti altri) elementi “descrittivi”, per costruire delle narrazioni musicali affascinanti e coinvolgenti, che ne confermano lo status di voce tra le più individuali e autorevoli della scena musicale contemporanea internazionale.
Voto: 8/10
