CURÙ ‘Corale – voci sommerse, storie negate’

(RadiciMusic Records 2025)

Sicuramente e altamente nobili e pertinenti sono (sarebbero) le intenzioni e le premesse del progetto CURÙ – il perno le cantautrici Giana Guaiana e Bruna Perraro, con Alessandro Venza alle chitarre e percussioni, Diego Tarantino ai bassi, Giorgio Garofalo e Marco Badami agli archi, Beppe Lana alla fisarmonica e l’arrangiatore Francesco Prestigiacomo alle percussioni; e ci sono altri “guest” – ad iniziare dal patrocinio di Amnesty International Italia e dalla benemerita produzione di RadiciMusic Records; ma i risultati? Beh, per gli esiti di questi dieci brani ci sarebbe personalmente (molto) da discutere (e contestare); spendiamo giusto parche parole. Fin dalla prima canzone, Donna chiama libertà (altro titolo degnissimo, perbacco, ispirato dall’artista turco-curda Nüdem Durak e dalla sua – molto reale – persecuzione: e a dirla tutta, la cosa più bella del brano è l’incipit cantato da Nüdem) poi con gli altri brani (citiamo Una punta di rosso, ispirato ai “Diari del carcere” di Sepideh Gholian, altra che paga assai cara la sua ribellione al famigerato ed ottuso regime di Teheran) siamo genericamente in un folk pop “all’acqua di rose”, seppure formalmente e tecnicamente impeccabile, come lo intendevano (alcune/i) negli anni Settanta. In primis ci sono le voci di Guaiana e Perrero che anestetizzano, tranquillizzano, pacificano soavemente tutto e tutte (Voce per esempio ambirebbe a Joni Mitchell ma è Wilma Goich, o Giovanna, purtroppo).
Senza infamia, ma (anche e soprattutto) senza lodi.

Voto: 6/10

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