Cristian Carrara ‘The Devil’s Bridge’

(Naxos 2024)

Tra i nomi più rappresentativi della musica contemporanea italiana ed europea, il compositore Cristian Carrara (n. 1977) è il protagonista di questa nuova produzione discografica targata Naxos, etichetta americana da sempre interessata alla valorizzazione del patrimonio musicale italico del XX e XXI secolo. Uno dei segreti del successo di Carrara sta nell’urgenza comunicativa che innerva le sue pagine, e che non lascia indifferente nemmeno chi predilige un linguaggio maggiormente votato alla sperimentazione acustica e all’astrazione formale. Le quattro composizioni qui registrate – ed ottimamente eseguite dalla FVG Orchestra guidata da Nir Kabaretti – risalgono al 2016 (“Eveline”) e al 2021. Ciascuna di esse rivela un intento narrativo che l’Autore stesso esplicita nelle note di copertina del Cd, e che spazia da leggende friulane (“The Devil’s Bridge”) ai racconti di Joyce (“Eveline”), passando per le poesie d’amore musicate in “Flower in the Desert”. Al di là dei riferimenti puntuali e circostanziati, le narrazioni musicali di Carrara seguono una loro logica interna, e in diversi momenti lambiscono i terreni dell’onirico e del fiabesco. Il frequente ricorso a progressioni ritmiche che procedono per accumulazioni graduali avvicinano Carrara al postminimalismo di John Adams e dell’ultimo Philip Glass, ma questo è solo uno degli ingredienti dell’ampio bagaglio linguistico del compositore italiano. Parimenti importanti sono, ad esempio, l’espansività melodica – particolarmente evidente nei lavori dove l’orchestra è accompagnata da un solista – e una affascinante raffinatezza timbrica. L’ancoraggio alla tonalità lo accomuna ad altri compositori italiani, genericamente classificati come neoromantici, come Tutino, Ferrero, o Ugoletti. Altrettanto centrale, nella poetica di Carrara, è il desiderio – come lui stesso dichiara – “di raccontare di come la musica abbia nel suscitare emozioni il suo centro”: un desiderio che prende forma, in particolare, nelle “Four Emotions” per flauto e archi che concludono il Cd, e che rivelano una forza espressiva tutt’altro che sentimentale, ma piuttosto autenticamente personale e singolarmente contemporanea.

Voto: 8/10

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