Simon Balestrazzi ‘Ultrasonic Bathing Apparatus’

(Sincope 2015)

Sette movimenti di plumbea e rigogliosa sperimentazione
elettroacustica.
Riflessiva e affilata.
Di futuribile primitiva
grazia ballardiana, un fioco neon ad illuminar vertigini
d’abisso.
Metalli percossi di sensibilità
isolazionista/post-industriale, frusciar di nastri, avvitamenti
analogico/stridenti (First Immersion).
In compagnia della
tabletop guitar di Sara Aresu, in rituale espansione sensuale
(la panoramica “Zamia Lehmanni” di
Oscillation).
Sinewaves metallico/ascensionali, field
recordings in inceppo, macerie di corde trattate (Second
Immersion
).
Severa e contemporanea (il piano preparato, i
metronomi rotti e i processi digitali di My Own Transfigured
Time
).
Una distorta fase ricettiva, d’un brano di folk alieno
d’inizio secolo scorso (Osmosis, in trio con Sara Aresu e
l’overtone singing di Maurizio
Saiu
).
Incombente e definitiva, un taglio netto
inferto sul telo nero dell’orizzonte (Last Immersion).
Non
abbastanza per aggrapparsi.
Scivolare.
Buio – luce – buio.

Voto: 8

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