
(foto in home di Paolo Rossi) Occasione imperdibile il live di Diamanda Galás, praticamente vicino casa, al Teatro La Fenice di Senigallia. Parte la macchina con il Kathodik Man di città, arrivo al teatro in attesa del concerto. Terza data italiana, dopo Milano e Parma, del suo tour europeo che segue la pubblicazione di due sue opere: la ristampa del suo album ‘You Must Be Certain of the Devil’ targato 1988, e l’uscita di “De-formation: Second Piano Variations”, rielaborazione della sua partitura pianistica di “Das Fieberspital (The Fever Hospital)”, ispirata ai versi del poeta espressionista Georg Heym sui colpiti dalla febbre gialla, registrata dal vivo a Parigi nel marzo 2025.
Diamanda Galás si presenta in un completo nero, con un’aura mistica e spettrale, e subito racconta al pubblico del suo incidente capitatole a Parma, quando è caduta per una pietra sul selciato, non vista per tempo, rassicurando il pubblico per il corretto funzionamento della testa, meno per la tenuta del suo fisico, ancora provato dalla caduta. Ma la sua statura artistica e la sua esperienza sul palcoscenico le permettono di combattere adeguatamente anche le sfortune quotidiane, così che la Galás si impadronisce del pianoforte e si immerge corpo e anima nella musica, pescando dal suo repertorio classico brani come Pyrénés, sul testo del poeta René Char, traditonal come Ramblin Man, cover di Hank Williams, la travolgente Artémis, parole del poeta Gérard de Nerval, immersioni “mani e tasti” nel blues viscerale e lacerante di Let Me People Go. Verso la fine, la sofferenza si fa evidente e l’artista alterna l’esecuzione di un brano all’uscita dal palco per poi ritornare a cantare ancora, in brani come Gloomy Sunday, su parole di Rezső Seress.
Più di un’ora di concerto, la presenza e la potenza scenica senza smagliature, la voce calibrata e presente, un importante concerto per un’artista senza compromessi.
