
(Supernatural Cat/2026)
A distanza di pochissimi mesi dalla pubblicazione di “Songs Of Abandon”, Urlo, bassista, tastierista e voce degli Ufomammut, torna con il secondo capitolo del suo progetto solista The Mon, chiudendo con “Songs Of Embrace” un ideale e bizzarro doppio album.
I due dischi rappresentano un dittico indissolubile ma speculare, due facce della medesima medaglia nata per esorcizzare un lungo percorso di solitudine e sconforto. Laddove “Songs Of Abandon” cercava il calore dell’approccio acustico e della parola cantata, “Songs Of Embrace” sceglie la via opposta: un flusso di coscienza interamente elettronico e strumentale, un noise catartico capace di rendere sopportabile il malessere. In questo lavoro, inoltre, The Mon tra i tanti elementi che ha utilizzato per allestire i brani ha attinto dalla colonna sonora di “Arancia Meccanica” e da alcune melodie dei The Cure.
L’immersione nell’abisso comincia con Invocation Of The Abyss, una lunga linea electro-noise sorretta da un corredo psichedelico ipnotico e circolare, che mette subito in chiaro le coordinate notturne dell’opera. Il legame con il cinema distopico emerge prepotente in ben due episodi: prima in Three Nails, One Heart, che rilegge le celebri atmosfere della colonna sonora di “Arancia meccanica” (il contrasto tra musica classica e sintetizzatori di Wendy Carlos) in un formato electro-noise abrasivo; poi in The Sigil, dove quelle stesse ambientazioni kubrickiane vengono evocate attraverso l’uso di una tastiera possente e marziale.
Non mancano però aperture più melodiche e nostalgiche. Incantation si muove sinuosa come fosse una ballata dei Cure, intrisa di una malinconia che sembra scagionare l’anima dai suoi pesi, prima di svoltare a metà brano con un netto e sorprendente cambio di registro stilistico. La stessa influenza “cureiana” si ritrova nella splendida Sovereign Of Silence, un pezzo ambivalente che vive sul filo del rasoio tra un noise inquietante e una tastiera gotica che progredisce e cresce d’intensità.
La parte centrale del lavoro gioca sui contrasti e sulla ripetizione geometrica. Se A Pearlescent Pulse Of Light è un brano intenso, al tempo stesso greve nel mood e soffice nei suoni, la successiva Ritual Of Night Violence spezza l’atmosfera con i suoi ritmi scheggiati e spigolosi. Verso il finale, Embers Of Calendula si sviluppa in modo circolare e ipnotico, evolvendo secondo una scansione ritmica rigorosa, prima di cedere il passo alla conclusiva Embrace The Abandon, traccia ricca di richiami evocativi e derive psichedeliche che chiude il cerchio concettuale con il disco precedente.
Questo disco non è da ascolto facile, ma è un ascolto necessario, terapeutico e catartico. Urlo deve essere ringraziato perché ha avuto il coraggio di denudare non solo la sua musica dalle chitarre pesanti del doom per rifugiarsi nei sintetizzatori, ma anche se stesso nel manifestare le sue angosce, che ha trasformato in pura suggestione sonora.
Voto: 7/10
