
(Resonatin’/Goodfellas 2026)
Non tutti i grandi artisti invecchiano con dignità. Taj Mahal ci riesce e benissimo, dopo aver ricevuto il Grammy Lifetime Achievement Award ha pubblicato questo “Time”, giusto per dirci che non si sente arrivato e che ha ancora tanta voglia di dilettarsi con il suo caro blues. Tuttavia, in questo caso le dodici battute vengono magicamente contaminate da soul, roots, folk, r’n’b sound di New Orleans e reggae.
In realtà “Time” non è stato registrato recentemente, ma nel 2010, insieme alla storica Phantom Blues Band, il dream team dietro a capolavori come “Señor Blues” e “Shoutin’ in Key”. “Time”, infatti, era rimasto custodito negli Ultratone Studio di Studio City per anni, mantenendo intatta una chimica di gruppo che oggi suona più fresca e necessaria che mai.
Il fulcro del disco è indubbiamente la title track, che è un’inedita composizione di Bill Withers salvata dall’oblio grazie al produttore Steve Berkowitz, con la benedizione della famiglia Withers, Taj Mahal fa suo il brano trasformandolo in un soul avvolgente, impreziosito da un coro femminile che cattura la stessa onesta intensità delle storiche performance acustiche dell’amico scomparso.
Il resto della scaletta si muove fluida tra i continenti, alternando l’apertura evocativa di Life of Love alla leggerezza in levare di Wild About My Lovin’, fino a lambire i territori di una jazz-pop ballad d’altri tempi con Crazy About A Jukebox. La versatilità della band emerge con forza nella rilettura afro-cubana di You Put The Whammy On Me e nella reinterpretazione reggae-soul di Talkin’ Blues, classico di Bob Marley, nobilitato dal feauturing di Ziggy Marley.
Il resto del disco spinge sull’acceleratore del groove e della tradizione: se Sweet Lorene è puro R&B d’annata, quyindi di grande valore e spessore, sorretto dalle ritmiche di Tony Braunagel e Larry Fulcher, Ask Me About Nothing (But The Blues) evoca con classe le atmosfere narrative di Van Morrison. Verso il finale, le tastiere di Jon Cleary e l’organo di Mick Weaver trascinano l’ascoltatore nel R&B ipnotico e circolare di It’s Your Voodoo Working, prima che il congedo di Rowdy Blues ristabilisca il perfetto equilibrio tra country rurale e blues tradizionale.
“Time” vive felicemente di questi contrasti temporali: riflette gli anni passati nei cassetti, ma parla con urgenza al presente. Dimostrando che a oltre ottant’anni si può essere contemporaneamente custodi della tradizione e instancabili innovatori.
Voto: 8/10
