
(Fuzz Club 2026)
Meno male che esistono musicisti come Alessio Ferrari, guidati da infinita curiosità, passione, amore viscerale per quell’entità intangibile ma potentissima che, attraverso onde sonore invisibili, aleggia nell’aria e arriva direttamente a noi, scardinandoci corpo e mente.
Gente che fa Musica e vive per essa, che suona e registra tanto, che fa uscire una roba dietro l’altra sempre più che eccelsa, e che non ci lascia mai a “orecchie asciutte”.
Che Meraviglia!
E allora, a due anni dall’acclamato ‘Mount Elephant’, e dopo la pubblicazione del disco ‘Live At Fuzz Club Festival 2025’ dell’anno scorso, ecco un’altra (magnifica) uscita del polistrumentista parmense Alessio Ferrari, in arte Upupayāma.
‘Honesty Flowers’ — quarto album in studio — come per i precedenti lavori, esce per Fuzz Club, etichetta giovane ma già diventata di culto, “che da 12 anni infiamma i giradischi” (citiamo direttamente dalla pagina Bandcamp della label londinese).
Il nuovo disco nasce nel suo studio casalingo ricavato da un ex fienile dell’Appennino emiliano, dove troviamo il nostro indomito alchimista psichedelico passare intere notti in trance suonando conga, djembè e ogni sorta di strumento a percussione disponibile, rapito dall’ascolto di tanta musica funk e ritmi africani.
Rispetto a ‘Mount Elephant’, che era incentrato su atmosfere decisamente più pastorali e acid-folk, questo nuovo LP dalla durata di 70 minuti (!) è focalizzato sul concetto di ritmo, su forti basi percussive dalle quali Upupayāma costruisce clamorosamente i suoi mondi sonori.
Dentro queste 11 tracce troviamo davvero tanta roba: è una miscela pregiata e pazza di esplosioni di groove, di funk polveroso che guarda al deserto, di pulsioni krautrock di matrice motorik, geometrie afrobeat, distorsioni fuzz e momenti meditativi.
Questo mix di misticismo e percussioni ossessive evoca inevitabilmente il sound dei misteriosi svedesi Goat: proprio come la band di Korpilombolo, anche Upupayāma trasforma la psichedelia in un rituale pagano e selvaggio.
I brani si muovono costantemente tra luce e ombra. Da un lato troviamo la ferocia ritmica di Fliiim / Laliīmph e l’energia contagiosa di Yuya e Baobab, inni a una danza tribale senza fine.
Dall’altro, episodi come Mokushō e Old Sky, Wandering Clouds recuperano vecchi appunti acustici del passato, evocando paesaggi rurali bagnati dalla pioggia e un profondo misticismo orientale.
Alla fine dei settanta minuti di ‘Honesty Flowers’, la sensazione è quella di risvegliarsi da un lungo sogno lucido.
La musica di Upupayāma agisce come un rituale collettivo, dove i loop di percussioni e le chitarre cariche di fuzz curano lo spirito prima ancora di far muovere il corpo.
Più che un semplice album, Ferrari ha piantato un giardino sonoro storto e bellissimo in cui perdersi continuamente.
Lasciatevi trasportare dal flusso.
Voto: 8/10
