Horse Lords ‘Demand to Be Taken Heaven Alive!’

(RVNG Intl. 2026)

Dopo la recente esibizione all’ultima edizione del Rewire Festival di pochi mesi fa – chi era presente ha parlato di un live set memorabile, e in effetti i video che girano in rete confermerebbero – , dove assieme al compositore minimalista Arnold Dreyblatt hanno presentato dal vivo i brani dell’album ‘FRKWYS Vol. 18: Extended Field’ uscito l’anno passato (ne ho scritto qui), gli Horse Lords da Baltimora ma oramai tedeschi di residenza, tirano fuori il loro decimo disco in carriera – tra album in studio e collaborazioni varie – sempre per la label newyorkese RVNG Intl.
Il quartetto composto da Andrew Bernstein (sassofono, percussioni), Max Eilbacher (basso, elettronica), Sam Haberman (batteria) e Owen Gardner (chitarra) prosegue instancabilmente la propria avventurosa ricerca sonora, basata sulla forzatura e lo scardinamento dall’interno della classica struttura rock, lavorando album dopo album su complessi intrecci strumentali, riuscendo così a fondere minimalismo, accordature microtonali e poliritmìe trasformando il tutto in un esperienza – di base sicuramente cerebrale – sempre più ipnotica e travolgente.
A dar manforte ai Nostri, per questo nuovo lavoro troviamo il clarinettista basso Madison Greenston e il trombonista Weston Olencki, oltre alla vera e propria novità assoluta nella storia del progetto Horse Lords ovvero l’utilizzo di parti vocali, grazie al contributo di Nina Guo e Evelyn Saylor, rinomate compositrici e soprano in ambito sperimentale.
E allora addentriamoci subito in questo ‘Demand to Be Taken Heaven Alive!’: Eureka 378-B è la straniante e ultraterrena traccia iniziale che rivisita un inno sacro del XIX secolo, guidato dalle voci filtrate e processate delle due cantanti ospiti, che va a sfociare senza soluzione di continuità nella successiva Brain of the Firm.
Una devastante e irresistibile botta di groove galoppante su ritmi incrociati e storti, con le solite chitarre taglienti di Gardner a creare labirinti ipnotici dove i singhiozzi di voci sono liberi di svolazzare a donare una inedita, profonda risonanza spirituale.
Tra una Rotations e l’altra – brevi interludi che isolano frammenti di altri brani – troviamo l’irresistibile First Galactic Utopia, gemma di avant-funk futuristico con sfilacciamenti elettronici finali, mentre la successiva After the Last Sky ci regala 6 minuti di jam estatica fatta da un impasto sonoro ciondolante con botta/risposta di fiati e chitarre.
Procedendo verso le ultime tracce dell’album, con A City Yet to Come respiriamo un’aria di vivace e frizzante solennità, data soprattutto dai pattern vocali che volano in alto, mentre l’incessante macchina del groove viene “disturbata” dagli schizzi free di Bernstein che dialoga magistralmente col clarinetto basso di Greenston, prima che tutto collassi in una fangosa poltiglia sonora.
Eccoci giunti al gran finale, con la conclusiva title track: otto minuti di suoni cristallini di synth e fiati attorcigliati ai vocalizzi processati che seguono la sezione ritmica in un un magnifico vortice ‘reichiano’ che ci risucchia definitivamente.
Per presentare questo nuovo lavoro alla stampa, gli Horse Lords han dichiato: “ci piace l’idea dell’arte come strumento per cambiare prospettiva, per poter ruotare le idee e vederle/ascoltarle/sentirle da un punto di vista diverso”, e noi non possiamo che essere totalmente d’accordo con quanto affermano, ringraziandoli per averci regalato un altro disco filtrato dal loro punto di vista, oramai sempre più unico.

Voto: 8/10

Horse Lords ‘Demand to Be Taken Heaven Alive!’ Bandcamp Page

Lascia un commento