Flavio Giurato ‘Il console generale’

(Panico Dischi 2026)

Nato artisticamente in un’epoca irripetibile per molti motivi, quella in cui una novella stirpe di cosiddetti “cantautori”, nella seconda meta degli anni Settanta del secolo scorso, deflagrava molte regole del vivere artistico (e non solo), Flavio Giurato in via progressiva si è configurato come “alieno totale” rispetto alla scena musicale italiana tutta. Indipendente irriducibile, maneggia da tempo “canzoni” diverse e oramai sfuggenti a ogni classificazione (esemplari gli oltre sette minuti del brano dallo stesso titolo dell’ultimo “Il console generale”) cercando e trovando una verità solo sua. Ricarica, a mero titolo di esempio, è ipnotica e innodica allo stesso tempo (“voglio effettuare una ricarica con te” ripetuto in loop, tra l’altro); macerie della contemporaneità e visioni prigioniere (Tahiti Tamurè è Olocausto e non solo). Laura e il Cubano è un’oscura ballata, tra acustica e detriti: Intrepid Cosmonaut rimane flusso di coscienza.
Si, immutabile flusso di coscienza (Atene 4 tra Carlo Delle Piane e piazza Verbano, con chitarra folle e monotona) predominato da “tamburelli” sintetici, acustiche un poco fuori fuoco, qualche elettrica spaiata e fulminanti definizioni (La prossima liberazione). In una parola sola, per sintetizzare, “visionario”.

Voto: 7,5

Link: Un sito di Flavio Giurato