
(Maple Death Records 2026)
Due figure di spalle riprese dall’alto, sdoppiate, triplicate, stazionano immobili in un lembo di terra e sassi, di fronte ad uno specchio d’acqua smeraldo, probabilmente in cerca di una qualche rivelazione, di un conferma, o di un verdetto che prima o poi (forse) dovrà venir fuori, ma son soltanto ipotesi e tutto sembra sospeso.
Ci accolgono così Francesca Bono e Vittoria Burattini in arte Bono/Burattini, nel loro nuovo album “Ora sono un lago” che esce per la bolognese ma internazionalissima Maple Death Records.
Si tratta della seconda uscita per il duo sperimentale, tre anni dopo l’esordio – sempre su MDR – “ Suono In Un Tempo Trasfigurato”, album ispirato dal lavoro della regista sperimentale ucraina Maya Deren attiva negli Usa nella prima metà del secolo scorso.
Questa volta sono le figure delle poetesse Sylvia Plath e Patrizia Cavalli a ispirare il nuovo lavoro – come ci tengono a comunicare le artiste nelle note stampa – e proprio il titolo dell’album “Ora sono un lago” riprende un verso chiave della poesia “Mirror” della Plath, composta nel 1961.
In questa seconda prova le nostre confermano di essere uniche nella loro proposta musicale, un suono che sfugge alle solite definizioni ma è oramai riconoscibilissimo (per nostra fortuna di ascoltatori ), l’impostazione è la stessa dell’esordio, ovvero la batteria di Burattini a creare pattern secchi e precisi che guidano le melodie aliene dei synth di Bono (mi dice la musicista e fondatrice della band art-pop Ofeliadorme che in questo album ha utilizzato vari modulari, farfisa e Wurilterz ma soprattuto Roland Juno 60 e Moog Mother 32) oltre alla voce della stessa utilizzata come vero e proprio strumento aggiuntivo, che fluisce un po’ in tutto il disco tramite cori sparsi echeggiati e campionati.
Ed è proprio la title track ad aprirci questo nuovo lavoro, uno scintillio di synth arpeggiati che sembrerebbe non far presagire nulla di buono ed infatti questa sensazione, a mio avviso, permea un po’ tutto il disco, una cupezza di fondo che sicuramente lo contraddistingue dal primo disco.
Altro elemento degno di nota del progetto, come dicevamo prima, è l’utilizzo della voce e se in “Fragile Danze” siamo accompagnati direttamente nel kosmo, ci pensa “Nuda Vela” a farci sprofondare: praticamente una ninna nanna propedeutica all’incubo, tamburi e stratificazioni syntetiche ci preparano per l’abisso.
I pezzi centrali del disco, ovvero “Acrobata” e “Tra le Labbra” sono quelli più cinematici, entrambe perfette colonne sonore per horror sci-fi, la prima più brutale, mentre la seconda è la “pop song” del disco, da ascoltare nel Sottosopra o a Hawkins con un mangianastri.
“Volo d’angelo” è un inquietante enigma che va in circolo, mentre con ”Oltre Le Palpebre” e “Lonely Blue Star” arriviamo alla conclusione, ed è qui che Bono/Burattini ci sorprendono e stravolgono con l’utilizzo di un’ inaspettata chitarra classica arpeggiata che rende ancora di più il tutto più profondo e immaginifico (i 7 minuti di “Lonely Blue Star”, un mix di chitarra/percussioni/synth che mette ko, stende ).
Con questo lavoro Bono/Burattini non solo confermano la bontà del progetto, ma alzano ulteriormente l’asticella in fatto di ricerca sonora e qualità, e come canto di sirena stordiscono ed ammaliano e a noi non resta che cedere al loro richiamo.
Qua si va oltre la musica, questo è suono di pura estasi.
Voto: 8/10
Maple Death Records Bandcamp Page
