
(Navona Records 2025)
Leggendo la biografia del musicista afro-americano Earl Louis Stewart (n. 1950), ci si imbatte nella seguente definizione: compositore di “jazz intellettuale”. Espressione, questa, che potrebbe far storcere il naso ai jazzisti e agli appassionati di questo genere musicale. Ma, approfondendo la conoscenza dell’autore, e soprattutto ascoltando la sua musica, capiamo che si tratta di una perfetta descrizione della sua poetica, priva di qualsivoglia tentativo di appropriazionismo o di (presunta) elevazione culturale. Il Nostro ha infatti collaborato con grandi nomi del jazz – tra cui spiccano Julian “Cannonball” Adderley e Kent Jordan – e diretto diversi ensemble jazzistici. Piuttosto, da grande amante tanto della polifonia di tradizione classica quanto della musica di tradizione afro-americana, ha tentato una – riuscita – sintesi di questi due mondi, producendo un nutrito catalogo di brani in cui l’arte contrappuntistica di Bach e Palestrina si fonde con le armonie e i ritmi del jazz, del ragtime e del blues. Le tre sonate qui registrate – intitolate Rhythm Sonatas Nos. 2, 5, 12 – ne sono un perfetto esempio. Ciascuna di esse si articola nella forma di suite, i cui singoli movimenti sviluppano fughe, controfughe, canoni e moti retrogradi innervandoli di swing e ritmi sincopati. Anche la strumentazione – che prevede clavicembalo, violoncello, vibrafono e batteria – riflette questa duplicità di dimensioni musicali e culturali, e produce sonorità inedite e accattivanti. Il risultato – grazie anche a una interpretazione magistrale dei musicisti coinvolti, capaci di fondere l’attenzione ai dettagli formali con un sound vibrante e ricco di groove – è senz’altro felice e coinvolgente. Alcuni movimenti tendono forse ad assomigliarsi tra loro, ma l’attenzione viene sempre mantenuta viva e la curiosità continuamente stimolata. Consiglio l’ascolto di questo CD tanto agli appassionati di jazz quanto ai cultori della musica di tradizione classica.
Voto: 7,5/10
