OvO ‘Gemma’

(Artoffact/2025)

Sono venticinque anni che la coppia artistica Stefania Pedretti (Alos) e Bruno Dorella (Bachi da Pietra, Ronin, Sigillum S) portano in giro il progetto OvO, eppure il tempo non li ha scalfiti. Il loro sound resta malefico e impregnato nelle viscere dell’Inferno, inquietante e impietoso verso lo spettatore che con malato masochismo continua ad ascoltarli e ad assistere ai suoi concerti. Evidentemente l’inquietudine fa vendere, perché gli OvO più di altri loro colleghi esprimono ciò che è presente nell’inconscio collettivo, vale a dire incubi, male, ansia e paura.
Con “Gemma” il duo continua il percorso intrapreso nei due album precedenti: “Miasma” e “Ignoto”, vale a dire quello della sintesi tra l’elettronica e il noise-avant-doom-metal. Dorella che si divide tra i synth, i sample e la batteria, riesce a fondere e ad amalgamare i suoi strumenti con la chitarra e la voce di Pedretti.
In Opale (con ospite alla voce Martin Kaja, aka Lord Spikeheart, astro nascente del metal elettronico), infatti, l’intro electro-dance lascia il posto prima a momenti psichedelici e poi ad un metal tribale, in questo modo il duo trova la quadra tra i Killing Joke e i Sepultura di “Roots”. La situazione non è molto diversa nella title-track che si apre con un’elettronica chiara e in progress e una base drun’n’bass, per poi gradualmente infiammarsi con l’ingresso della chitarra e la voce e sprofondando agli inferi.
Se Diamante (con ospite il violoncellista Paige A. Flash) ha una lentezza neurosisiana, con Orocromo il duo di diletta a creare un intrigante contrasto tra una parte iniziale morbida e l’industrial pensatissimo che piomba nella seconda parte del brano.
“Gemma” è nel complesso un disco molto intrigante, con molti spunti interessanti di sperimentazione.

Voto: 8/10

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