Intervista con Tommaso Rolando della label italiana Torto Editions

Nuova puntata della mia esplorazione, sempre come “ragnetto” musicale attento all’incredibile e variegato universo di suoni e visioni che ci circonda e ci accompagna in ogni dove e in ogni quando. Questa volta è il momento della label italiana Torto Editions, le cui produzioni hanno incrociato di frequente le mie ricerche, compiute come Man from Kathodik. La label è dedita all’improvvisazione radicale e alla sperimentazione sonora, con produzioni raffinate e interessanti, quindi ho chiaramente ritenuto necessario approfondire la sua conoscenza per i lettori di Kathodik. Il fondatore e deux ex machina Tommaso Rolando mi ha “digitalmente raccontato” la storia della Torto Editions, non dimenticandosi di parlare anche dell’articolato futuro che attende la label sul pentagramma. A voi la lettura.

Come è nata l’idea di fondare la label Torto Editions?

Era un’idea che mi girava in testa da un po’ e quando i pianeti si sono allineati ho preso coraggio e cominciato questa avventura. All’inizio coadiuvato da Gianpaolo Bonfiglio, pittore e artista visivo (Mick Harris, Putan Club) che mi ha aiutato a realizzare il logo e le grafiche della prima uscita su vinile del mio duo con Jean Renè (2019).
Da quel momento, senza un piano troppo preciso, le cose si sono alimentate di conseguenza, tra collaborazioni con amici, condivisione delle fatiche e degli oneri. Ad ora gestisco le cose da solo ma posso sempre contare sull’aiuto di amici stretti pronti a sostenermi come Tito Ghiglione, Davide Cedolin, Domiziano Maselli e Carlos Lalvay Estrada.

Tommaso Rolando – photo by Anna Positano

Su che genere musicale vi siete orientati? E perché?

L’etichetta riflette inevitabilmente gli interessi che ho nel mondo dell’improvvisazione, della sperimentazione sonora e nel suono acustico senza escludere altri “generi” come songwriting ed elettronica. Oltre a pubblicare lavori che mi riguardano direttamente, abbiamo stampato lavori di amici e persone vicine, per poi collaborare con artisti ben più distanti fisicamente ma non artisticamente. Poi negli anni ho capito che la mia “cifra” artistica è la collaborazione e ho così potuto dare spazio ai tanti progetti musicali che ho avuto e avrò, e la stessa cosa vale per le coproduzioni, avute già con diverse etichette come Eremo Records, Marsiglia Records, Carton Records (Francia), Ramble Records (Australia) e Tour de Bras Records (Canada).

La vostra proposta musicale è cambiata negli anni?

Diciamo che da subito è stata molto eterogenea, anche se nella mia testa il tutto rimane sotto un grande cappello che comprende cura per il suono, il timbro, l’interplay, la ricerca, il significato e generalmente una attenzione per le musiche di confine. Quindi mi aspetto che le proposte future possano anche essere molto diverse da quelle pubblicate finora.

Rolando René ‘Prà’

Le vostre produzioni sono in formato vinile, cassetta. Quale formato secondo voi riesce ad esprimere meglio la vostra filosofia di Musica?

Sicuramente vorrei poter stampare in vinile il più possibile, amo questo formato e il fatto che possa dare spazio ad un grande artwork e “costringa” l’ascoltatore ad un rituale di ascolto diverso da quello dello streaming. Purtroppo il mercato del vinile è cresciuto moltissimo immediatamente dopo alle nostre prime uscite e ricordo che nel 2021 i costi e i tempi di attesa per le piccole etichette indipendenti erano proibitivi. In quegli anni anche Amazon ha cominciato a venderli e il risultato è stato che le poche fabbriche disponibili erano intasate dagli ordini di popstar come Taylor Swift, e i tempi di attesa erano quindi anche di 12 mesi.
Ora che le cose sono tornate a una specie di normalità comunque sono contento di aver sperimentato anche gli altri formati e ho capito che ormai al giorno d’oggi hanno tutti un valore e un senso di affezione da diverse categorie di pubblico.
Al di là della filosofia penso che avere il proprio album in formato fisico, che sia un cd, una cassetta o un vinile, sia ancora importante e molto più efficace del solo streaming.

Vòrti ‘Grani d’Impacts’

Cosa ne pensate delle coproduzioni tra label discografiche?

Come ti accennavo prima, è qualcosa che continuo a fare e accogliere tutte le volte che posso, anche se per certi versi è complesso gestire le cose a distanza, far incontrare i bisogni di artisti e diversi produttori. D’altra parte dividere i costi e moltiplicare le piattaforme di diffusione con altri paesi è utile sia all’etichetta che all’artista. Prossimamente inizieremo una collaborazione con Island House Recordings, etichetta di New York con cui collabora già Davide (Cedolin) da tempo.

She’s Analog ‘No longer, not yet’

Che ne pensate dei social per promuovere la conoscenza e l’ascolto della musica della vostra label? Siete attivi sui social?

Questo è un tasto dolente e confesso di fare ancora parecchia fatica, trovandomi spesso a riflettere se tutta questa attività sui social non sia altro che lavoro di contenuti gratis per queste grandi piattaforme (ne parlo spesso con il mio partner di studio Carlos). Inoltre il nostro tipo di proposta non si adatta molto alla velocità e volatilità dei post e storie di Instagram e Facebook. Per questo ho dato una sistemata al sito web http://www.torto.biz/ che vorrei funzionasse quanto Bandcamp per far conoscere le nostre uscite.

Ido Bukelman ‘Then I heard the clear voice of the flute’

Come vedete la promozione e la diffusione della musica che proponete?

Al giorno d’oggi il mare di uscite e di proposte è cresciuto con la facilità di accesso alla tecnologia e possibilità di fare tutto “da soli”, quindi non è semplice. Quello che proponiamo inoltre non è di certo di facile consumo e richiede un grado di interesse verso musiche non allineate. Quindi sulla carta non avrei nemmeno dovuto cominciare… Quello che però vedo accadere dopo qualche anno di lavoro, è che la “rete” di collaborazioni è un sistema virtuoso per me e per gli artisti coinvolti, e in un ambiente underground e diy crea molto valore, lubrificando e agevolando i meccanismi di scambio, incontro e conoscenza reciproca. La distribuzione fisica cresce pian piano anche grazie a piattaforme come Soundohm, Squidco e negozi come Flamingo a Genova, Volume a Milano, Blutopia a Roma, L’Oblique e Les 180gr a Montreal, Zapa a Berlino, Souflle Continuu a Parigi e qualche negozio a New York, oltre a qualche altro che non ricordo, tutti posti in cui abbiamo portato le copie personalmente o tramite amici.

Possibili progetti futuri come un libro che racconti la storia della label?

Ahah non so, non ci ho proprio pensato. Quello che però mi piacerebbe fare è, oltre a pubblicare dischi, progettare qualche uscita editoriale come fanzine, saggi, ma anche libri d’arte. Tutto ancora da pensare per bene ma prima o poi capiterà.

Duchamp ‘The Wild Joy’

Chiusa dell’intervista: le prossime uscite in cantiere?

Oltre tutte le uscite già fatte in questo 2025, ovvero il mio lavoro “Enjoy Country Music” con Domiziano Maselli, “Then I heard the clear voice of the flute” di Ido Bukelman, “Pra’” insieme a Jean René prodotto con Tour de Bras Records, “No longer not yet” dei She’s Analog prodotto con Carton Records (Francia), “Grandi d’Impacts” dei Vòrti (Remondino, Anelli e Doneda), “The Wild Joy” di Duchamp prodotto con Ramble Records, nei prossimi mesi uscirà “Orassion” di Nicholas Remondino e Natalia Rogantini e poi il lavoro su cassetta di Paolo Tortora (Japanese Gum), oltre ai Common Fate Trio con me, Davide Cedolin e Simone Mattiolo (Satan is My Brother).
Forse riuscirò anche a pubblicare un mio lavoro solista prima della fine di questo 2025, che sicuramente è l’anno più impegnativo in termini di numero di uscite da quando ho iniziato.

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