Simon Balestrazzi ‘Ghost Systems’

(Azoth 2016)

Particelle rilucenti (di stridore da
cinema per l’orecchio) in quasi immobile sospensione.
Un collasso
oltre lo strappo, della cruda materia esposta nel precedente
“Asymmetric Warfare”.
Un flusso ambientale affilato e
stratificato “Ghost System”, che trae origine da
riflessioni sul rapporto tempo/memoria.
Organizzato come sorta di
“Discreet Music” e personale omaggio al compositore
americano Earle Brown.
Strutture cicliche aperte
all’imprevisto, realizzate assemblando campioni tramortiti
dell’autore statunitense, field recordings e un tot di manipolazioni
analogico/digitali.
Una rotazione infinita e sibilante, che si
accorda su tonalità arcaico/astrali, brulicante di
pietre/metalli, scontri, attriti e risonanti fluttuazioni.
Qualcosa
che sfiora spettrale, indistinguibile, il buio riempie le orecchie e
mormora basso.
Sette (splendidi) movimenti, lontani da ogni sorta
di rassicurazione.

Voto: 8

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