Pharoah Chromium ‘Gaza’

(Autoproduzione 2015)

Un grumo di polvere, tensione, sudore.
Adrenalina in circolo e
più di un colpo, sordo e brutale in piena faccia.
“Gaza”
(non potrebbe esser altrimenti) è stridore acuto.
Terra
ermeticamente sigillata, uscirne, questione complicata di visti e
permessi.
Il tedesco-palestinese Ghazi Barakat (Pharoah
Chromium
è il titolo di un brano dei Chrome da
“Alien Soundtracks”), assembla spari, voci di strada,
sirene di allarme, il continuo sottofondo dei notiziari, qualche
fiato orientale e un’elettronica trattenuta/descrittiva.
L’offensiva
israeliana del 2014, migliaia di morti palestinesi e un territorio
praticamente polverizzato.
Manca tutto, acqua, viveri, medicinali,
le urla sono una costante, i silenzi improvvisi un avviso, nessun
luogo ti attende per accoglierti.
Solo movimenti scomposti
frenetici (a tratti inutili) e il cielo metallico che non offre
nessuna protezione.
Un gelo nel fondo delle vene.

Voto: 8

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